«Siamo ancora in piena emergenza e non dobbiamo abbassare la guardia»
Il confronto tra Vecchi, Marchesi e Nicolini per il libro del sindaco sui “Giorni del Covid”
la presentazione
Si è tenuta al centro sociale Orologio la presentazione del libro “I giorni del Covid” scritto dal sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi. Assieme a lui due dei protagonisti nella gestione della pandemia nella nostra provincia: Fausto Nicolini, ex direttore generale dell’Ausl ora in pensione, e il suo successore, Cristina Marchesi.
Vecchi ha voluto fin da subito sottolineare un tema: «Dobbiamo essere consapevoli che siamo ancora in uno stato di emergenza e non dobbiamo abbassare la guardia». Il sindaco ha poi raccontato con voce emozionata del «rapporto speciale» che si è creato tra colleghi e operatori sanitari: «I due anni di pandemia hanno avuto un profondo impatto nella vita di ciascun cittadino e il percorso per riuscire ad arrivare all’organizzazione di oggi è stato lungo e tortuoso».
Anche da qui nasce la decisione di scrivere questo libro, per il bisogno di raccontare il modo in cui la comunità reggiana ha affrontato questi anni. «Pensavo di terminarlo dopo il primo lockdown. Poi è arrivata la seconda ondata, quindi la terza. Ora siamo dentro la quarta. È stato un racconto in divenire». Le difficoltà erano tante, e nessuno era pronto ad affrontare una situazione tanto grave.
«All’inizio non avevamo tamponi né mascherine – racconta Marchesi – e gli ospedali erano sovraccarichi. Ma nessuno si è fermato un attimo. Lavoravamo giorno e notte, a volte capitava che ci chiamassimo alle due del mattino per organizzare il lavoro». Un periodo estenuante ma che, grazie alla collaborazione di ciascun operatore sanitario, ha permesso a Reggio Emilia di raggiungere numerosi successi nella lotta contro il Covid. I momenti di silenzio sono stati numerosi. Le città si sono svuotate, i negozi sono stati chiusi, le scuole erano ferme.
«C’è una scena che non dimenticherò mai – prosegue il sindaco –. Era sera, stavo camminando in via Farini e, mentre parlavo al telefono, sentivo il rimbombo della mia voce e il rumore dei miei passi. Non lo scorderò mai». La pandemia ha messo a dura prova tutti ma ha portato anche al consolidamento di un profondo senso di comunità: «Questo momento di profonda crisi ci ha portati a riappropriarci del senso di comunità. Oggi la situazione, grazie ai vaccini, è migliorata nettamente, ma dobbiamo rimanere prudenti».
Anna Luna Di Marzo
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