Un corso di Unimore per riconoscere e gestire i ragazzini a rischio
È stato istituito all’interno del Tavolo voluto dalla prefettura Rolli: «Solo con l’approccio educativo è possibile incidere»
reggio emilia. Allarme baby gang: sono stati 14 quest’anno i Daspo urbani emessi dal questore di Reggio Emilia Giuseppe Ferrari. Di questi, due nei confronti di minorenni che, a seguito di una violenta rissa in una gelateria della città avvenuta lo scorso luglio, non potranno entrare per un anno nei bar e nei ristoranti della città e di Albinea.
Il dato è emerso dall’incontro di presentazione del “Tavolo interistituzionale provinciale sulla devianza giovanile” voluto dal prefetto Iolanda Rolli, al quale da circa un anno collaborano le forze di polizia, il Comune e il mondo della scuola. Ultimo partner arrivato è l’Università di Modena e Reggio Emilia, che tramite Loris Vezzali, professore di psicologia sociale del Dipartimento di Educazione e Scienze umane, attiverà uno specifico corso di formazione online per aiutare i docenti ad affrontare il tema disagio giovanile. Il corso sarà ad accesso libero attraverso il sito www.formazionedisagiogiovanile.unimore.it.
Il fenomeno riguarda gruppi di ragazzi di età compresa tra i 10 e i 17 anni (in alcuni fatti di cronaca si è riscontrata la presenza pure di soggetti maggiorenni) che si rendono protagonisti di comportamenti antisociali: furti, atti vandalici, aggressioni ai danni di coetanei o contro i più piccoli.
L’incontro, che si è svolto nell’aula magna della sede reggiana di Unimore, ha visto la partecipazione di una cinquantina di referenti delle scuole, perlopiù della provincia, dove le tendenze devianti dei giovanissimi – aggravate dalla pandemia – sono più avvertite.
«Il mio desiderio era quello di costruire un modello – ha dichiarato il prefetto Iolanda Rolli – perché, oltre al disagio giovanile che ha avuto un’accelerazione, tutte le dipendenze andrebbero analizzate nello stesso modo partendo dal contesto».
Partendo dai dati investigativi «le forze di polizia sono arrivate a individuare ragazzo per ragazzo, ad analizzare i contesti, a parlare con i genitori, fornendo magari quel supporto che famiglie in difficoltà non si possono permettere per capire le situazioni».
Il prefetto ha messo l’accento sul fatto che la devianza giovanile non può essere trattata solo dal punto di vista della sicurezza pubblica, ma dev’essere affrontata a 360 gradi, coinvolgendo le istituzioni deputate all’educazione dei ragazzi. «Solo mediante questo approccio di rete – ha concluso Rolli – è possibile incidere in modo strutturale sulle vite di questi giovani, altrimenti destinati all’emarginazione».
Am.P.
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