Marchesi con i medici di base «Ne servono ancora di più»
reggio emilia. «I politici devono smettere di pensare solo a investimenti sulle strutture ospedaliere, che non saranno mai sufficienti se non si mettono in campo azioni che servano a rilanciare la medicina territoriale per assicurare migliori servizi ai cittadini, contenere i costi di ospedalizzazioni evitabili, garantire ai medici di famiglia la possibilità di creare reti e acquisire informazioni, in tempo reale, essenziali per la cura e per limitare i disagi per i pazienti».
Euro Grassi, presidente della cooperativa Medicina Generale e segretario provinciale del Fimmg, è stato esplicito nell’aprire il convegno organizzato in Confcooperative per parlare del futuro della medicina territoriale come strumento per affrontare anche emergenze gravi quali quelle manifestatesi con la pandemia. Proprio i risultati della mobilitazione dei medici di medicina generale nel corso della pandemia hanno rappresentato il punto di partenza per un confronto che, in sostanza, chiede una revisione particolarmente profonda dell’attuale sistema della medicina territoriale.
Fra le principali richieste di Grassi quella di «fare in modo che siano i dati a spostarsi e non i pazienti, creando una piattaforma tramite la quale i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta possano effettuare teleprenotazioni, teleprescrizioni, televisite e teleconsulto con gli specialisti. Una piattaforma che deve favorire l’accesso e lo scambio di informazioni utili».
Un punto, questo, su cui ha concordato anche Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Ausl di Reggio Emilia, intervenuta al convegno: «I medici di medicina generale – scrive Confcooperative riportando le parole della dirigente – devono poter condividere i dati che riguardano i pazienti, a partire da quelli che si riferiscono ai casi di ricovero ospedaliero. Vanno allora superati i vincoli relativi alla tutela della privacy, perché è paradossale che già abbiamo un contenitore in cui le informazioni si accumulano senza che siano accessibili a chi ha stabilmente in cura le persone e può interagire con altri professionisti nell’interesse del paziente».
La Marchesi ha poi posto l’accento «anche su altre criticità – prosegue Confcooperative – a partire dall’assenza di medici di medicina generale che sostituiscano quanti sono andati e stanno andando in pensione. Aver aperto in modo indiscriminato le specializzazioni ci priva di giovani medici. Che, seguendo questi percorsi, percepiscono una borsa di studio e divengono incompatibili con il ruolo di medici di famiglia».
Il convegno della cooperativa Medicina Generale ha fatto il punto anche sugli indirizzi e sulle risorse attese dal Pnrr: «È fondamentale – ha concluso Grassi – che la Regione, destinataria di risorse, consulti e coinvolga non solo le Ausl e le Conferenze sociosanitarie ma i medici di medicina generale ciascuno dei quali, annualmente, effettua mediamente quasi 43.000 prestazioni, tra le quali spiccano 8,780 visite ambulatoriali, 2.007 visite domiciliari, 21,322 contatti telefonici e gestisce, praticamente da solo, due reparti di lungodegenti domiciliari».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google