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Processo mandanti 

Strage, un nuovo rinvio per l’esame dei consulenti della difesa di Bellini

Strage, un nuovo rinvio per l’esame dei consulenti della difesa di Bellini

Slitta ancora l’audizione sul video girato il 2 agosto 1980. Si riesaminerà l’intercettazione sull’aviere

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REGGIO EMILIA. Non saranno sentiti nemmeno nell’udienza di mercoledì prossimo i due consulenti della difesa di Paolo Bellini, la Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale imputato in Corte d’Assise a Bologna per concorso nella strage del 2 agosto 1980.

I due, un ingegnere e un medico legale, devono esporre i risultati della loro consulenza antropometrica sul confronto tra alcune immagini estrapolate dal video girato in stazione la mattina dell’attentato dal turista tedesco Harold Polzer e alcune foto dello stesso Bellini, che si è sempre proclamato estraneo all’attentato.

Dal momento che uno dei due consulenti non può testimoniare per gravi motivi di salute, almeno per le prossime settimane, la Procura Generale aveva chiesto alla corte di limitarsi ad ascoltare l’altro consulente, in modo da non allungare i tempi del processo.

La richiesta è stata però respinta dai giudici, che hanno accolto le obiezioni dei legali dell’imputato.

Nella prossima udienza, in programma mercoledì 22 dicembre, verranno quindi sentiti solo i tre tecnici della polizia scientifica che hanno analizzato un’intercettazione ambientale dell’ex leader veneto di Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi, poi la corte stilerà il calendario delle udienze successive, con le quali si concluderà l’istruttoria.

Sia il video oggetto della consulenza della difesa di Bellini che l’intercettazione di Carlo Maria Maggi sono due delle principali prove che l’accusa ha portato al processo a carico della Primula Nera: due elementi già in parte affrontati diffusamente durante il processo.

In particolare, il video girato in stazione è stato al centro anche dell’udienza di venerdì, quando è stato nuovamente sentito come teste il commissario capo della polizia scientifica di Roma, Giovanni Tessitore, che per conto della Procura generale ha svolto una perizia fisionomica per stabilire se Bellini possa essere l’uomo che appare in alcuni fotogrammi del filmato in questione, girato la mattina del 2 agosto 1980, dopo lo scoppio della bomba che uccise 85 persone e ne ferì oltre 200.

Tessitore era già stato ascoltato come testimone in una precedente udienza, quando aveva spiegato che dal suo esame emerge «un sostegno forte all’ipotesi» che Bellini e l’uomo che si vede nel video siano la stessa persona. Dopo aver svolto ulteriori approfondimenti, il commissario capo ha confermato le sue conclusioni. In una delle precedenti udienze, Bellini è stato riconosciuto anche dall’ex moglie, Maurizia Bonini, che ha incrinato un alibi durato circa quarant’anni. Ma per la difesa della Primula Nera nel frammento estrapolato dal video non si vedrebbe una cicatrice che invece Bellini sostiene di avere da tempo, aspetto su cui si è concentrata la difesa della Primula Nera già dalla fase dell’udienza preliminare.

In un’udienza di fine ottobre, invece, è stata già fatta ascoltare anche l’intercettazione ambientale fatta il 18 gennaio 1996 in casa di Carlo Maria Maggi, leader veneto dell’organizzazione di estrema destra Ordine Nuovo. In quell'intercettazione, stando alla trascrizione del consulente tecnico Michele Ferrazzano, che è già stato ascoltato sulla questione, Carlo Maria Maggi parlando con la moglie e con il figlio Marco attribuisce la strage del 2 agosto a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti e fa riferimento a «un aviere» che avrebbe portato la bomba. Nell’intercettazione, che Ferrazzano si è detto convinto di «aver trascritto correttamente», Maggi dice «ma in pratica già qua nei nostri ambienti... erano in contatto con il padre di ’sto aviere... e dicono che portava una bomba», e l’aviere in questione, secondo l’accusa, potrebbe essere proprio Paolo Bellini, che aveva un brevetto da pilota. Di diverso parere i difensori della Primula Nera, che basandosi su una diversa trascrizione fatta dalla polizia scientifica dopo aver lavorato con vari filtri sull’audio dell’intercettazione. sostiene che la parola pronunciata da Carlo Maria Maggi non fosse “aviere” ma “corriere”.

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