Graniti Fiandre, resta il magazzino incognite sul futuro della maxi sede
Al via la smobilitazione dell’azienda della Gargola, con il trasferimento altrove dei 64 lavoratori
VIANO. Non si chiude con l’accordo che tutela tutti i 64 lavoratori vianesi della Graniti Fiandre, la vicenda partita con la decisione del colosso ceramico con base a Castellarano di chiudere l’enorme stabilimento produttivo di Viano.
Le maestranze e i sindacati da un lato, la proprietà dall’altro, hanno trovato una soluzione condivisa per mantenere sia la piena occupazione, sia le condizioni contrattuali pregresse, e per dieci addetti interinali arriverà anche la stabilizzazione, con l’assunzione a tempo indeterminato da parte della Graniti Fiandre, senza più passaggi intermedi.
Per la collina e la montagna reggiane rimane però il nodo aperto del progressivo impoverimento del tessuto produttivo, che questi ultimi mesi di elevatissimi aumenti dei costi energetici rischiano ulteriormente di amplificare.
In una fase simile, il mantenimento di molti stabilimenti sparpagliati sul territorio diventa sempre meno affrontabile, e anche i grandi colossi puntano ad accorpare negli impianti principali, per concretare attività e spese in pochi punti. Chi paga il conto sono le zone più lontane e i loro abitanti.
GLI ANNI SETTANTA
La ceramica della Gargola di Viano, attiva dagli anni Settanta e assorbita da Iris-Graniti Fiandre nel 1999, ha rappresentato per decenni una delle principali fonti di lavoro per i vianesi, ma anche per buona parte del medio Appennino reggiano: Baiso, Carpineti, Casina e Castelnovo Monti, non a caso i Comuni da cui proviene buona parte delle 64 persone che ora verranno dislocate fra le sedi di Graniti Fiandre di Castellarano, Sassuolo e Fiorano Modenese. Per loro, si parla di raddoppiare le distanze, con tutte le complicazioni del caso per chi opera su turni a 24 ore e per chi deve far fronte anche alle esigenze familiari.
Per ovviare in parte al problema, la proprietà non solo ha accettato di mantenere il “bonus distanza” già presente nei contratti per chi risiede a più di 20 chilometri dalla sede lavorativa, ma lo ha potenziato del 50% rispetto alla cifra precedente.
Conseguenze vi saranno anche per l’indotto, per bar, distributori, negozi e ristoranti della fondovalle Tresinaro, che vedranno perdere il flusso garantito da una realtà in cui si operava a ritmo continuo.
Fino a venerdì 24 dicembre, la produzione in linea continuerà a pieno ritmo, per concludere alcuni ordini e utilizzare le forniture. Da gennaio, buona parte dei dipendenti si trasferirà nei nuovi luoghi di lavoro, mentre a Viano si proseguirà comunque con le operazioni di magazzino, di spedizione e di manutenzione, anche in vista del “trasloco” di diversi dei macchinari più moderni ed efficienti, ancora pienamente utilizzabili altrove.
LA SMOBILITAZIONE
Nel giro di qualche mese, a ogni modo, la smobilitazione della sede di via Gargola sarà completata, e nel lungo periodo si porrà pure il tema del futuro dello stabilimento, davvero vastissimo e ben visibile dalla zona del Querciolese, destinato progressivamente a svuotarsi. La speranza è che non si unisca alla lunga serie di capannoni vuoti che punteggiano la collina reggiana.
Le prossime tappe non coinvolgeranno proprio tutti i 64 lavoratori che da venerdì scorso a lunedì hanno scioperato, assieme alla Filctem Cgil, in attesa della discussione con la proprietà. Uno dei punti dell’accordo prevede uno scivolo facilitato (con un corrispettivo economico) verso la pensione per le persone assunte alle quali manchino meno di 24 mesi per poter raggiungere la pensione. Chi fra loro lo vorrà, potrà entrare in una apposita procedura di mobilità volontaria incentivata.
Adriano Arati
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