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Reggio Emilia: addio a Gabriele Vuolo, pioniere dei pizzaioli e titolare del “Piccolo paradiso”

Leonardo Grilli
Reggio Emilia: addio a Gabriele Vuolo, pioniere dei pizzaioli e titolare del “Piccolo paradiso”

Lo storico ristoratore è deceduto a 75 anni. Suo il primo ristorante che diede il via alla “saga dei Piedigrotta”

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REGGIO EMILIA. Il suo volto sorridente, i suoi soprannomi dati ai dipendenti con affetto, l’amore per il lavoro e la famiglia, lo slancio con cui era sempre pronto ad aiutare un amico in difficoltà.

Tutto questo era Gabriele Vuolo, uno degli storici pizzaioli reggiani e uno dei primi a portare l’arte della pizza nella nostra provincia, deceduto improvvisamente lunedì scorso a 75 anni. Una morte inaspettata tanto che, poche ore prima del malore fatale, Vuolo si trovava come sempre dentro al suo locale, il “Piccolo paradiso” di via San Marco, a Canali, ad accogliere i clienti e a godersi la vita della sua creazione, del ristorante che ha voluto, realizzato e tirato su con amore e costanza in decenni di attività con moglie e figli. Il ristoratore arrivò in città agli inizi degli anni ’70 aprendo in prima battuta il Piedigrotta, in zona stazione.

«Fu quel locale – racconta con orgoglio e commozione il figlio Giuseppe – a dare il via a tutta la saga dei Piedrigotta in città. Il “Piedigrotta 2”, che oggi si chiama “Fortino di don Peppe” e il “Piedigrotta 3”, tutte attività che sono nate negli anni successivi da parenti, amici o ex dipendenti di mio padre».

Vuolo rimase in stazione fino agli anni ’80, poi passò a gestire il “Mauriziano” e quindi “L’ideale”, a Scandiano. Ma il suo sogno era quello di realizzare un ristorante, il suo “piccolo paradiso”, nello stabile che aveva comprato nel ’79 a Canali e in cui, dopo dei lavori di ristrutturazione, era andato ad abitare con la famiglia. Così, continuando a lavorare, finanziò altri lavori e a settembre del 1987 aprì il ristorante di cui è stato titolare fino all’ultimo. Chiamandolo, non a caso, “Piccolo paradiso”. Quando iniziò l’attività contava un’ottantina di coperti fino ad arrivare, prima del Covid, a contarne 600 e una ventina di dipendenti.

«A Reggio Emilia – prosegue il figlio – sono tanti i locali che sono legati a lui fra ex dipendenti, parenti e amici. Il “Jolly” a Mancasale, il “Faro” in zona aeroporto, la “Rosa dei venti” a Pieve, i “Sette nani” a San Maurizio, solo per citarne alcuni. Moltissimi hanno beneficiato della sua influenza. Da ultimo ha aiutato mio fratello ad aprire lo “Sherlock Holmes pub”, a San Maurizio, e ha collaborato alla realizzazione del “Grotta Smeralda”, oggi “Emerald”, gestito da suo fratello Francesco e dai suoi figli». Aiutare gli altri è sempre stata una caratteristica tipica di Vuolo: «Era generoso come non ne ho mai conosciuti – continua Giuseppe – una persona straordinaria».

Generosità che ieri ha portato decine e decine di amici ed ex dipendenti a partecipare al funerale, avvenuto alla chiesa parrocchiale di Canali: «C’erano moltissime persone e questo ci ha stupito e commosso tutti. Abbiamo davvero capito che grande uomo fosse, siamo stati fortunati ad avere un padre come lui». Gabriele lascia la moglie Rosa, i figli Giuseppe e Giovanni e cinque nipoti, da lui amati fino all’ultimo.

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