Un 50enne spacciava dal 2008 Patteggia due anni e otto mesi
Da una cessione in città i carabinieri hanno convocato i clienti e ricostruito anni e anni di vendita di cocaina ed eroina tra Cadelbosco e Castelnovo
bassa. Ha patteggiato due anni e otto mesi (pena non sospesa) per detenzione ai fini di spaccio aggravato di sostanza stupefacente, con l’aggravante della continuazione. E che continuazione: l’accusa infatti ha contestato all’uomo, un tunisino di 50 anni con regolare permesso di soggiorno, di aver rifornito di cocaina ed eroina diversi Comuni della Bassa (tra i quali Cadelbosco Sopra e Castelnovo Sotto) dal 2008 al 2021, con assiduità per ben tredici anni.
La vicenda è emersa nel giugno scorso in città, quando i carabinieri hanno assistito ad una cessione: i militari sono subito intervenuti, ma il pusher è riuscito a scappare ed è rimasto sul posto il solo cliente, che ha ammesso i fatti facendo nome e cognome del suo fornitore di fiducia. L’indagine è passata ai carabinieri della Compagnia di Guastalla, per competenza territoriale, appartenendo l’utenza ad uno straniero che era stato colto in flagrante in passato sempre per spaccio, ma per modiche quantità. Mancava il quadro d’insieme di una attività che, secondo gli inquirenti, era la vera “professione” dell’uomo e l’unica sua fonte di sostentamento, per quanto illecita. I militari hanno quindi scelto di optare per un arresto differito: e prima di agire hanno voluto approfondire, sequestrando al cinquantenne il telefono cellulare e iniziando a convocare in caserma una marea di clienti abituali, sentiti come persone informate dei fatti. Così, pur senza aver sorpreso l’interessato con una disponibilità consistente di sostanza stupefacente, i carabinieri hanno ricostruito con pazienza certosina una quantità di singole cessioni (complete di prezzi e accordi su come e dove trovarsi per effettuare lo scambio) tutte riconducibili al cinquantenne e avvenuti, seppur con salti temporali, per anni e anni.
Per il tunisino l’arresto è scattato un mese dopo, nel luglio scorso; le manette sono state in seguito sostituite dalla misura degli arresti domiciliari, dove si trova tutt’ora.
Ieri, in tribunale, l’iter giudiziario si è concluso con un patteggiamento, concordato dall’avvocato difensore Marcello Fornaciari e dal pm Iacopo Berardi, ratificato in sede di udienza preliminare dal gip Dario De Luca. Il legale del cinquantenne ha colto l’occasione per chiedere la revoca della misura cautelare; il giudice si è riservato di decidere, ma il pubblico ministero ha espresso parere positivo.
Una volta che avrà terminato di scontare il residuo di pena, sottraendo il periodo già trascorso, «il mio assistito potrà in futuro accedere ai regimi alternativi», ha commentato l’avvocato Fornaciari.
Ambra Prati
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