Gazzetta di Reggio

Reggio

2 agosto 1980 

Confronto fra periti sull’aviere che portò la bomba per la strage

Am.P.
Confronto fra periti sull’aviere che portò la bomba per la strage

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bologna. Nel corso della 57esima udienza del nuovo processo ai mandanti della Strage di Bologna, avvenuta ieri, sono stati ascoltati un perito incaricato dalla Procura generale e i due tecnici della Polizia scientifica sull’opera di digitalizzazione e ripulitura di un’intercettazione ambientale di Carlo Maria Maggi, risalente al 18 gennaio del ’96.

Il leader veneto di Ordine Nuovo nella registrazione di una conversazione intercorsa fra lui, la moglie e il figlio Marco, farebbe infatti riferimento, parlando dell’attentato alla stazione di Bologna lo attribuisce a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti e parla di un «aviere», così come trascritto dal perito Michele Ferrazzano, che avrebbe avuto l’incarico di trasportare la bomba per l’attentato

Secondo l’accusa, la parola «aviere» farebbe appunto riferimento all’ex Primula nera, Paolo Bellini, che difatti possiede un brevetto da pilota.

Tesi messa in dubbio dalla Polizia scientifica che invece riconosce nella parola aviere la compatibilità con quella «corriere». Infatti, secondo la tesi della Scientifica, l’opera di pulitura e digitalizzazione dell’intercettazione sarebbe stata influenzata dai rumori di fondo del telegiornale che andava in onda in quel momento.

Tolti i rumori esterni, dunque, la parola «aviere» sarebbe meno riconoscibile e «parrebbe invece compatibile con la parola corriere». Un cambiamento che sarebbe non da poco per la ricostruzione dei fatti e la tesi dell’accusa che collega la strage anche a Bellini.

Ma, secondo la Procura, la versione della polizia scientifica non sarebbe obiettiva. L’interpretazione dei tecnici infatti sarebbe stata viziata, e in qualche modo influenzata, dal fatto che i poliziotti hanno consultato anche fonti e articoli di giornale sul processo in cui si parlava di piste sui mandanti dell’attentato poi archiviate.

Prima su tutte la “pista palestinese”, ovvero la falsa credenza che la bomba, trasportata da un corriere, fosse esplosa a Bologna per errore.

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