Disagio giovanile Il sociologo: «È tra i banchi che si combatte»
Loris Vezzali di Unimore ha ideato dei laboratori per le classi «Siamo disponibili ad andare di persona in alcune scuole»
Ambra Prati
reggio emilia. «È un corso per insegnanti di medie e superiori, ma tagliato su misura per i ragazzi: per farli riflettere sul disagio giovanile, su se stessi, sul loro percorso e sulle conseguenze delle proprie azioni». Loris Vezzali, professore di Psicologia sociale del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane di Unimore, è l’ultimo partner “arruolato” dalla Prefettura per combattere la devianza giovanile. È infatti appena partito uno specifico corso di formazione online per aiutare i docenti ad affrontare il fenomeno della devianza giovanile, sempre più sentito in città soprattutto dopo che due tredicenni sono stati denunciati per i roghi dolosi che si sono registrati alla media Dalla Chiesa.
Il fenomeno riguarda gruppi di ragazzi di età compresa tra i 10 e i 17 anni che si rendono protagonisti di comportamenti antisociali: furti, atti vandalici, aggressioni ai danni di coetanei o contro i più piccoli. Il primo incontro, che si è svolto nell’aula magna della sede reggiana di Unimore, ha visto la partecipazione di una cinquantina di insegnanti.
«Premetto che il corso è un’iniziativa congiunta nata all’interno del Tavolo interistituzionale provinciale sulla devianza giovanile – esordisce il professor Vezzali – e trattandosi di un corso online (accessibile tramite l’indirizzo www.formazionedisagiogiovanile.it), può essere seguito in qualsiasi momento: basta creare l’account».
La modalità online, secondo il professore, ha due vantaggi: «Se si manda un esperto in classe il costo è elevato, si raggiunge un numero basso di studenti e la lezione è frontale. Invece la formulazione online consente una forte flessibilità in base al bisogno della singola classe: se si istruiscono gli insegnanti delle scuole non solo ci si può rivolgere a una platea più vasta, ma saranno i singoli docenti a tarare i temi e i laboratori a seconda delle necessità, insistendo su questo e quell’argomento».
La finalità è «non tanto recuperare i ragazzini problematici, quanto agire sulla prevenzione».
«Oltre ad informare sugli aspetti psicologici e giuridici rilevanti, abbiamo voluto dare indicazioni concrete su cosa fare nelle classi. Poca teoria e tanta pratica – prosegue Vezzali –. Abbiamo ideato diversi moduli su altrettanti temi: autoefficacia scolastica, abilità, scala morale, disimpegno morale (quest’ultimo molto diffuso), le relazioni (fondamentali nell’adolescenza). Ciascun modulo, della durata di circa mezz’ora, è accompagnato da un video e da un laboratorio che devono svolgere i ragazzi, in modo che guardino dentro se stessi e acquisiscano strumenti di autoconsapevolezza. Ad esempio sulle relazioni: spesso il problema sono le amicizie sbagliate. Il modulo su questo tema intende far riflettere: con chi abbiamo le relazioni più piene e significative, come valorizzarle e come invece ci si può sganciare dai rapporti malsani».
E se ci si trova di fronte a situazioni conclamate di problematicità? «A maggior ragione bisogna conoscere il ragazzo per capire cosa possa interessarlo – dice Vezzali – non possiamo dare per persi minori di dodici o tredici anni: sono tutti recuperabili. E il recupero dev’essere di gruppo, altrimenti il gruppo coinvolgerà altri coetanei e non si interromperà il circolo vizioso. In base alla mia esperienza anche in situazioni familiari difficili spesso i genitori sono interessati e chiedono aiuto».
E a proposito dei recenti fatti di cronaca Vezzali conclude: «L’Università reggiana ha dato disponibilità, tramite i Servizi sociali e la questura, di andare di persona nelle scuole dove si riscontrano situazioni di disagio giovanile. Vista la padronanza che abbiamo sull’argomento possiamo essere di supporto a insegnanti e dirigenti. Io andrei volentieri alla scuola Dalla Chiesa».
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