Montecchio piange “Gino” Ugolotti: sopravvisse alla ritirata dalla Russia
Aveva 99 anni ed era membro del gruppo Alpini locale: «Da lui mai una recriminazione. Grazie per i tuoi valori»
MONTECCHIO. Mercoledì sera è morto uno degli ultimi reduci dalla Russia, l’alpino Gino Ugolotti. Aveva 99 anni; avrebbe compiuto il secolo di vita il prossimo 11 marzo. Ugolotti era membro del gruppo alpini di Montecchio, che ora lo ricorda tramite le parole di Innocenzo Fontana. Ieri sera al Santuario della Madonna dell’Olmo si è svolto il rosario e oggi, alle 15.30, vi si svolgerà il funerale. «Ci saremo tutti noi alpini e il coro per rendere l’ultimo omaggio al nostro caro amico con il canto “Signore delle cime» dice Fontana.
Gino Ugolotti era uno degli ultimi eroi della battaglia di Nikolajewka, ancora viventi. Luigino, chiamato amichevolmente “Gino”, era originario di Cevola (Pr) vicino a Traversetolo; il padre era casaro. Il 22 febbraio 1942 fu arruolato nell’ottavo reggimento Alpini, divisione Julia, battaglione “Val Fella”, impegnato sul fronte Orientale. Nel dicembre del ’42 iniziò la grande offensiva russa, che sfondò il fronte ungherese nell’ansa del Don e, il 17 gennaio 1943, iniziò il ripiegamento degli alpini. Il 26 gennaio del ’43 tutta la “Tridentina” si schierò per sfondare l’ultimo sbarramento sovietico a Nikolajewka. I nostri riuscirono a rompere l’accerchiamento e a guadagnare la via verso il ritorno. Gino ricordava quel giorno come «la fine del mondo». A Nikolajewka, dopo il disgelo, furono trovati ben 11.000 cadaveri che vennero sepolti in fosse comuni; le stime delle perdite dicono che quel conflitto procurò circa 85 mila morti e 27 mila tra feriti e congelati.
«Da Gino non abbiamo mai sentito un lamento, una parola contro la Patria, la nostra Bandiera – scrivono dal Gruppo alpini –, benché ne avesse le motivazioni, data l’assoluta mancanza di un minimo riconoscimento da parte dello Stato, nella penosa dimenticanza, per tutti i reduci, dell’Italia repubblicana del dopo guerra, succeduta al fascismo. Tornato a casa, si è rimboccato le maniche, si è sposato e ha trovato ancora la forza e la volontà per aiutare la Resistenza. Sempre in silenzio e senza mai un grazie. Beh un grazie allora te lo diciamo noi Gino, dal profondo del cuore, per il tuo insegnamento, per i tuoi valori, per la tua dignità alpina e italiana. Viva l’Italia, viva gli Alpini, viva Gino Ugolotti».
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