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«Violenza di genere, obiettivo sapere leggere i fattori di rischio»

Am.P.

Bove, comandante del Reparto Operativo: «È fondamentale investire sulla formazione specifica»

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reggio emilia. «Sulla violenza di genere l’Arma ha investito e continua a investire in formazione continua affinché il personale sia in grado di riconoscere i fattori rischio». Il tenente colonnello Stefano Bove, comandante del Reparto Operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio, ha fatto il punto sul fenomeno.

Violenza sulle donne: qual è la situazione nella nostra provincia?

«La nostra provincia, pur producendo numeri al di sotto della media nazionale, è anch’essa interessata dal fenomeno e siamo al fianco delle vittime per garantire la loro protezione e assicurare alla giustizia i responsabili. Purtroppo i numeri ci dicono che le denunce sono in aumento. Questo può essere dovuto a vari fattori, tra i quali vi è anche quello dell’acquisita consapevolezza da parte delle vittime che il rivolgersi alle istituzioni può realmente risolvere il problema».

Esiste una definizione di vittima?

«La Comunità Europea ci ha fornito una specifica definizione di vittima: è “la persona fisica che ha subito un pregiudizio fisico o mentale, sofferenze psichiche, danni materiali causati direttamente da atti od omissioni che costituiscono una violazione del diritto penale di uno Stato membro”. Il processo diretto a provocare un danno tramite la commissione di un reato o l’esposizione a minacce è detto “vittimizzazione primaria”. La “vittimizzazione secondaria” può essere definita una condizione di ulteriore sofferenza e oltraggio sperimentata dalla donna in relazione ad un atteggiamento di insufficiente attenzione o di insensibilità da parte delle autorità. Le forze dell’ordine, per limitare i danni di una vittimizzazione secondaria, devono essere in grado di trattare le vittime in modo comprensivo e rassicurante; devono fornire informazioni utili e comunicare alla persona offesa i risultati delle investigazioni».

Chi subisce violenze o maltrattamenti in casa deve avere vissuto come un incubo il periodo del lockdown. Avete evidenze in tal senso?

«La forzata convivenza ha destabilizzato molte persone e compromesso le relazioni. Purtroppo questo periodo ha inciso negativamente soprattutto sui maltrattamenti in famiglia che sono più che raddoppiati».

Durante il lockdown si è spinto molto sul ricorso al numero di telefono 1522 per le vittime. Si sono registrati casi anche a Reggio attraverso quel numero?

«Il servizio svolto dal 1522 è indubbiamente utile, ma devo dire che per quanto ci riguarda le segnalazioni sono giunte ai nostri Comandi tramite il 112 o tramite le persone offese che si sono presentate al Comando».

Cosa può fare una donna che subisce violenza? A chi rivolgersi? E come proteggersi?

«Le donne possono chiamare il numero di emergenza 112 e richiedere l’intervento dei carabinieri in ogni momento oppure rivolgersi ad uno dei presidi dell’Arma in provincia, dove ci sarà sempre un militare pronto ad ascoltare e procedere secondo la normativa vigente. Nei casi in cui è a rischio l’incolumità della donna si è in grado, immediatamente, di allontanare dalla casa famiglia il responsabile delle violenze o sistemare la moglie e i figli in una “casa rifugio”, che garantisce l’anonimato e la riservatezza».

Cosa fanno i carabinieri appena ricevono notizia di una violenza di genere?

«È il primo intervento il momento più delicato per l’operatore, il quale deve essere in grado di saper interagire con la persona in difficoltà, metterla a suo agio, rassicurarla e cogliere tutti gli elementi utili ad una completa ricostruzione. L’audizione ha proprio il fine di far sentire la donna al sicuro, di instaurare un rapporto di fiducia, sgravando la controparte da un fardello che a volte è stato sopportato per anni. In questa fase l’individuazione dei cosiddetti fattori di rischio assume una rilevanza fondamentale. I fattori di rischio sono gli elementi che aumentano la possibilità che una violenza si ripeta con livelli sempre più elevati. Ad esempio per quanto riguarda la coppia i fattori di rischio più comuni sono il peggioramento della situazione economica, il cambio di stato della relazione (separazione o divorzio) e l’isolamento sociale (come abitare in zone rurali). Per quanto riguarda il contesto l’accettazione culturale della violenza come via per la risoluzione dei conflitti, l’assenza di servizi di aiuto alle donne o l’appartenenza a gruppi etnici o religiosi che considera la subordinazione femminile come “normale” sono altri fattori».

Am.P.

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