Anche Reggio Emilia piange l’arcivescovo Tutu, icona della lotta contro l’apartheid
Dal 1985 era cittadino onorario della nostra città. Il sindaco Vecchi: «Con Mandela superò l’oppressione razziale»
REGGIO EMILIA. È morto ieri a novant’anni l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, uno dei più importanti simboli della resistenza contro l’apartheid, oltre che promotore poi della riconciliazione.
Una scomparsa che piange anche Reggio Emilia, perché la nostra città conferì la cittadinanza onoraria all’arcivescovo anglicano che nel 1984 vinse il premio Nobel per la Pace come simbolo della lotta nonviolenta al regime razzista. Un rapporto stretto partito da lontano, perché Reggio Emilia è stata la prima città al mondo a sottoscrivere – nel 1977 – un patto di solidarietà con l’African national congress (Anc), cioè il movimento di liberazione per la creazione di un Sudafrica unito e democratico fondato da Nelson Mandela. «L’arcivescovo Tutu, insieme a Nelson Mandela e Albert Luthuli – ricorda il sindaco Luca Vecchi – guidò il suo Paese nel superamento dell’oppressione razziale e dal regime dell’apartheid. Il 25 ottobre 1985 il consiglio comunale di Reggio Emilia conferì a Desmond Tutu la cittadinanza onoraria “per l’esempio dato al suo popolo e a tutto il mondo, nella lotta contro il razzismo e l’apartheid; per l’impegno consacrato alla causa dei diritti civili”. Nella stessa seduta – aggiunge Vecchi – venne conferita la cittadinanza onoraria a una grande donna sudafricana: Albertina Sisulu e fu approvata l’intitolazione delle vie ad Albert Luthuli e ai Martiri di Soweto. Ora siamo vicini a tutti i cittadini sudafricani e a tutta la comunità internazionale – conclude il sindaco – nel salutare un grande uomo che ha lottato per l’umanità intera».
Il conferimento della cittadinanza onoraria a Tutu è stato l’atto più importante di un cammino intenso nei rapporti fra Reggio e l’Africa, partiti già negli anni Sessanta come solidarietà sanitaria e in seguito come rapporto di cooperazione. Relativamente al Sudafrica, dopo il “patto di solidarietà” di 44 anni fa, nel 1978 – anno internazionale contro l’apartheid decretato dall’Onu – a Reggio ebbe sede la “Conferenza nazionale di solidarietà per l’indipendenza e la sovranità dei popoli dell’Africa australe contro il colonialismo, il razzismo e l’apartheid”. Un evento intenso, con il teatro Municipale come location per la conferenza in cui intervenne, fra gli altri, Oliver Tambo come presidente dell’Anc. E da quell’anno il Comune di Reggio pubblicò in lingua italiana il periodico “Sechaba” (voce ufficiale dell’Anc), poi nel 1982 il primo libro di Nelson Mandela tradotto in italiano. Nel 1985 Reggio (unica città europea) venne dichiarata “forza costituita contro il regime dell’apartheid” durante la seconda conferenza internazionale dell’Anc in Zambia. E non a caso la nostra città è stata nel 1994 l’unica invitata alla cerimonia di insediamento del presidente Mandela. Un ruolo reggiano di primo piano nel sostegno alla lotta all’apartheid che ora ne perde una figura essenziale come Tutu.
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