Il ministro Bianchi sull’incognita scuola «Insisteremo sui più piccoli per i vaccini»
Il titolare del dicastero dell’Istruzione: «A gennaio le lezioni ripartiranno in presenza. Vogliamo evitare la Dad collettiva»
Ambra Prati
reggio emilia. «Terremo aperta la scuola, perché significa continuare a vivere insieme. Tutta la nostra attenzione sarà sui più piccoli: insisteremo affinché siano vaccinati». Così ieri il ministro all’Istruzione Patrizio Bianchi, a margine della visita al rinnovato Museo Cervi, ha risposto alle domande su cosa succederà alla ripresa delle lezioni, in questa fase drammatica per a tenuta del sistema sanitario.
«Riapriremo le scuole regolarmente a gennaio – dichiara il ministro –. Per permettere questo, all’ultimo consiglio dei ministri del 23 dicembre scorso sono stati concessi 9 milioni aggiuntivi al generale Francesco Paolo Figliuolo (commissario straordinario all’emergenza coronavirus, ndr) e 5 milioni aggiuntivi per le mascherine», che dovranno essere Fpp2 per tutti, non solo per i docenti.
«Il personale scolastico ha una percentuale di vaccinazione molto alta, allo stato attuale siamo all’86%. Abbiamo un numero limitato di chi ha accettato la sospensione, scegliendo di non vaccinarsi. Gli studenti delle superiori sono all’85%, quelli dai dodici anni in su il 75%. Insisteremo sui più piccoli».
A chi ha fatto notare che il tracciamento è saltato, il ministro ha replicato: «Il tracciamento dei contagi non è in affanno. Tutte le Ausl delle regioni d’Italia si stanno organizzando e con la ripresa delle lezioni riprenderà anche il monitoraggio di studenti e professori».
Di fronte allo spauracchio di un ritorno alla Dad, la didattica a distanza incubo dei genitori, Bianchi è stato perentorio. «Stiamo lavorando per escluderla, questa è l’intenzione e la linea del governo da sempre».
Ad eccezione del primo lockdown, ovviamente. «In alcune aree, in casi particolari, si potrà chiudere, ma non si ripeterà una chiusura collettiva: la nostra idea è di tenere aperto ed eventualmente fare interventi mirati».
Da «vecchio professore», come lui stesso si è definito, il ministro Bianchi parla del passato e del presente, della Costituzione e di Giuseppe Verdi, «che scrisse il Nabucco in un momento di lutti e difficoltà personale, facendo cantare il coro del popolo come fosse una voce sola».
Sottolineando la fase incerta che domina oggigiorno («incertezza, incertezza, i quotidiani ce lo ripetono tutti i giorni»), Bianchi rimanda alla Costituzione: «Se si è in cerca di certezze bisogna leggere la Costituzione, come dico sempre ai miei studenti. Oggi le persone ripetono sempre “i miei diritti”: la Repubblica riconosce i diritti al singolo ma al contempo chiede solidarietà. La Costituzione ha un inizio incredibile basato sulla dignità del lavoro, il lavoro inteso come costruzione. La pandemia ci ha confuso: tutte le colpe sono della pandemia, quando invece sono attribuibili all’individualismo». E ancora: «Per troppo tempo in questo Paese abbiamo avuto il danno della divisione – conclude –. Siamo grandi inseguitori, ma ogni volta che siamo davanti scatta la divisione. È una grande lezione: dividersi significa tornare indietro. È il momento della solidarietà».
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