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cronaca

Incendiata la macchina del figlio di un killer in forza ai Grande Aracri

Il padre Vito Martino ha vissuto a Boretto con ruolo oscuro Si sospetta una lotta di potere nel clan fra Cutro e Reggio


30 dicembre 2021


reggio emilia. Dal dopo Aemilia a cui si sono poi aggiunte le pesanti condanne al capoclan Nicolino Grande Aracri (tre ergastoli, uno non definitivo) per altre cupe vicende, ci si chiede quali equilibri si stiano delineando nella cosca cutrese con forti ramificazioni nella nostra regione e con Reggio Emilia come epicentro ’ndranghetista.

Fra le tante “spie” di un cambiamento di potere mafioso in atto, ora si colloca pure un incendio doloso a Cutro dall’evidente sapore intimidatorio, con nel mirino l’auto (un’Audi A4 station wagon) di uno dei due figli di Vito Martino.

L’auto in fiamme è del 24enne Francesco Martino (incensurato, a differenza del fratello Salvatore condannato per furti e rapine a sei anni e dieci mesi di reclusione ), inoltre qualche danno l’ha rimediato anche la Lancia Y della madre parcheggiata nelle vicinanze (la donna ha già subìto in passato l’incendio doloso della macchina).

Comunque il pensiero degli investigatori è andato immediatamente al capofamiglia, cioè quel Vito Martino (51 anni) che è in carcere da tempo, ma le indagini hanno detto chiaramente che faceva parte del gruppo di fuoco del boss Grande Aracri.

Un vertice del clan che non ha esitato ad uccidere, come ha definitivamente sancito il processo sul filone-omicidi dell’inchiesta “Scacco Matto” di ben 21 anni fa. Nel maggio scorso la Cassazione ha infatti condannato all’ergastolo Vito Martino per due delitti.

Stiamo parlando di un ’ndraghetista che ha vissuto per diverso tempo nella Bassa reggiana, precisamente a Boretto, o meglio i carabinieri di Reggio Emilia dopo il suo arresto nel dicembre 2000 l’avevano descritto come un uomo che si spostava in continuazione fra la nostra provincia e Cutro. Ma con quale ruolo preciso Martino gravitasse nella nostra provincia (come emissario di Grande Aracri) non è facile capirlo ora che sono trascorsi diversi anni.

Ora questa intimidazione al figlio di uno degli esponenti di punta del clan Grande Aracri su cui si stanno concentrando le indagini dei carabinieri. È in corso una sotterranea lotta di mafia che comincia a mostrare i primi effetti? E sta rimbalzando pure sul Reggiano?

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