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IL BILANCIO DELLA CIA 

Lambrusco e Parmigiano Reggiano salvano la nostra economia agricola

L.V.
Lambrusco e Parmigiano Reggiano salvano la nostra economia agricola

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REGGIO EMILIA. Anche nel 2021, anno con qualche luce ma anche tante ombre, grazie al vino e al formaggio – più esattamente al Lambrusco e al Parmigiano Reggiano, veri pilastri del settore – le turbolenze dell’economia agricola reggiana sono state in buona parte superate. Il bilancio delle principali produzioni risulta infatti nettamente positivo rispetto alla situazione nazionale del settore.

È quanto afferma Antenore Cervi, presidente provinciale e vice presidente regionale della Cia, che analizza l’annata agraria rilevando l’autentico exploit, con grosse soddisfazioni per gli imprenditori agricoli, della vendita diretta, dei mercati contadini e dell’e-commerce. Ma anche le numerose difficoltà incontrate. Questo, in dettaglio, l’andamento dei principali settori.

Parmigiano Reggiano. Il re dei formaggi ha superato indenne la pandemia e affrontato le difficoltà con un’ulteriore valorizzazione. L’export è cresciuto del 10,7% e le vendite in Italia sono salite del 7,9%. La qualità del prodotto è riuscita a confermare le precedenti quotazioni malgrado un aumento del 5% delle forme (4 milioni e 100 mila). Il bilancio preventivo è così da record con ricavi per 56 milioni di euro molto più alti del 2021 (51,5) e del 2020 (38,4).

Viticoltura. Il comparto è stato trainato dal Lambrusco (produzione in lieve flessione) e dall’Ancellotta. Le gelate primaverili hanno colpito solo aree ristrette senza incidere sul totale. Le quotazioni (40 euro i lambruschi, 50 l’Ancellotta) hanno garantito i bilanci delle Cantine grazie anche a una parziale ripresa della ristorazione dopo le restrizioni per la pandemia. C’è fiducia per il futuro.

Cereali. Le quotazioni sono schizzate a livelli inusuali e le remunerazioni delle produzioni sono state molto soddisfacenti. Le prospettive accendono però diversi interrogativi; in primo luogo per l’aumento dei prezzi dei concimi.

Suini. Anno orribile per la suinicoltura per l’assenza di una dinamica virtuosa della commercializzazione. L’inizio era stato promettente poi le quotazioni sono scese e i margini per gli allevatori sono spariti. Si aggiunga il fatto che il mercato delle carni è stato fortemente condizionato dalla Cina che ha fatto crescere il costo delle materie prime. Il nostro Paese è stato frattanto inondato da produzioni spagnole e olandesi. Nel Reggiano vengono attualmente allevati 230 mila suini, meno di un terzo degli anni 80.

Colture orticole. Bilancio positivo grazie alla tracciatura e certificazione dei prodotti locali come zucca e anguria. Non sono mancate difficoltà climatiche.

Frutticoltura. Anno terribile per le gelate che hanno azzerato alcune produzioni e quel poco che si è salvato è stato aggredito da malattie fungine e dalla cimice asiatica. Si attendono adeguati sostegni dalla Finanziaria altrimenti alcune colture rischiano di essere dismesse.

Miele. I cambiamenti climatici hanno causato pesanti riduzioni di quasi tutte le tipologie di miele, la perdita totale del raccolto primaverile dell’acacia, la mancata produzione di tiglio e il calo del 70% del millefiori di erba medica e del 30% del castagno. Diverse imprese sono in ginocchio.

L.V.

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