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l’ultima operazione 

Rapinatori pendolari con base a Reggio Emilia, sequestrati i beni a un nomade 30enne

Rapinatori pendolari con base a Reggio Emilia, sequestrati i beni a un nomade 30enne

Risulta nullatenente ma ha due abitazioni e un caravan. La sua banda partiva dal casello di Reggio per le scorribande

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REGGIO EMILIA. Non ha mai lavorato in via sua, eppure vive in un’abitazione (sulla via Emilia verso Parma) mantenendo una famiglia allargata di ben sedici persone, oltre a risultare intestatario di una casa a Genova e di un caravan: beni, del valore di 150mila euro, che ora sono stati sequestrati per la successiva confisca. Il protagonista dell’ultima operazione dell’anno, condotta dalla Divisione Anticrimine della polizia di Stato, è un 30enne di etnìa rom con parecchi precedenti alle spalle. Secondo gli inquirenti il giovane faceva parte di una banda, di sinti e rom, specializzata nell’assalto di portavalori nel nord Italia.

L’indagine è partita il 14 gennaio scorso da un colpo messo a segno a Ivrea ai danni di un furgone portavalori incaricato di prelevare gli incassi di alcuni caselli autostradali lungo l’A4 Torino-Milano. Come hanno dimostrato le telecamere i criminali, dopo aver seguito a lungo il portavalori blu, sono entrati in azione nel piazzale della società che gestisce la tratta autostradale: due uomini con il volto coperto, non armati, hanno rubato l’incasso – ben 200mila euro – per poi scappare a bordo di un’auto grigia intestata a una donna romena residente nel bolognese. L’indagine, condotta dalla polizia stradale piemontese, è terminata nel luglio scorso, quando è stata individuata una organizzazione che prenedeva di mira portavalori ma anche Tir carichi di tabacchi. Tre persone sono state arrestate e sei denunciate per rapina, furto aggravato e ricettazione.

Secondo gli inquirenti i criminali erano soliti partire dal casello di Reggio Emilia, a bordo di auto intestate a prestanome, per compiere colpi (cinque nei primi sei mesi dell’anno) in Piemonte e Lombardia, racimolando un bottino totale di 400mila euro. I banditi avevano una peculiarità: subito dopo le rapine fermavano ignari passanti, chiedevano di poter usare il telefonino (per segnalare ai complici dove si trovavano), poi cospargevano le macchine di ammoniaca e appiccavano il fuoco per far sparire ogni traccia.

La segnalazione dei rom coinvolti – tutti gravati da precedenti penali – è passata alla questura di Reggio Emilia. Le indagini si sono rivelate non facili poiché si tratta di persone che, pur essendo stanziali, sono caratterizzate da una elevata mobilità: si spostano spesso e hanno abitato in tutta Italia. Perciò, dei due soggetti che avrebbero preso parte all’assalto al portavalori, l’attenzione della Divisione Anticrimine si è concentrata su uno solo, stabilitosi da alcuni anni in città. I poliziotti hanno impiegato quasi tre mesi per ricostruire i trascorsi del trentenne, che dopo essere stato arrestato è tornato in libertà in attesa del processo: al di là dei guai giudiziari (i reati contro il patrimonio erano iniziati all’età di 14 anni) che faranno il loro corso, i poliziotti si sono concentrati sull’analisi patrimoniale. Il divario tra tenore di vita e introiti (sulla carta pari a zero), è risultato evidente. Il Tribunale di Bologna sezione Misure di Prevenzione il 23 dicembre scorso ha ritenuto fondata e ha accolto la richiesta di sequestro volto alla confisca dei beni presentata dal questore. L’operazione è scattata all’alba di ieri quando una ventina di poliziotti – insieme ai colleghi di Genova e con il supporto della Scientifica – hanno documentato le varie fasi del sequestro delle due abitazioni e del caravan.

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