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Turismo, tradizioni e più commercio: così la coop San Rocco rilancia Ligonchio

Cinque i progetti con i quali partecipa ai bandi del Gal Il presidente Bigoi: «Vogliamo creare vita e posti di lavoro»


30 dicembre 2021 Luca Tondelli


Ventasso. Ligonchio ci crede e scommette sulla nuova cooperativa di comunità San Rocco, che a pochi mesi dalla sua nascita ha diversi progetti in cantiere. Alcuni sono stati anche presentati nell’ambito di bandi del Gal Appennino Reggiano-Antico Frignano e sono in attesa di finanziamento.

«Dopo esserci ufficialmente costituiti lo scorso 10 settembre, ci siamo ufficialmente presentati in seguito al teatro di Ligonchio (prima di questa nuova ondata di pandemia, ndr) che ha visto la presenza di 140 persone, andando anche oltre le nostre aspettative – spiega il presidente della cooperativa, Vittorio Bigoi – Da anni non c’era così tanta gente in teatro». Da quando si è costituita, la cooperativa ha già ricevuto l’affiliazione di circa 90 persone, ma punta ad allargarsi ulteriormente perché, come dice Bigoi «siamo una realtà piccola, ma abbiamo grandi ambizioni». E sugli obiettivi della San Rocco prosegue: «Vogliamo creare una realtà che, all’interno del paese e del territorio, possa contribuire allo sviluppo socio economico attraverso la promozione di alcune nuove occasioni di lavoro. Cose che sicuramente all’inizio piccole, ma che magari potranno crescere».

L’esempio sono le altre coop di comunità locali, come La Valle dei Cavalieri di Succiso e I Briganti di Cerreto Alpi, che hanno contribuito a salvare i paesi in cui sono nate e cresciute. «Ritenevamo che fosse necessario avere un soggetto giuridico che potesse aiutare la fragile economia dei nostri piccoli paesi – prosegue Bigoi – Se riusciremo a fare rete tra iniziative private, pubbliche attraverso collaborazioni con le istituzioni, in primis l’amministrazione comunale, potremo raggiungere risultati concreti. Abbiamo piccole realtà artigianali che portano avanti lavoro con grande passione e grandissima fatica, che sono un patrimonio e un soggetto che faccia da collante sul territorio potremo attivare progetti con ricadute importanti».

Un primo risultato di rilievo è stato proprio la partecipazione ai bandi del Gal per la nuova cooperativa, che ha dovuto superare ostacoli burocratici per rientrare entro i termini di scadenza delle domande. I progetti presentati sono 5 progetti, finanziabili al 60%: la risposta sul loro accoglimento arriverà a febbraio. La maggior parte ruota attorno alla promozione turistica del territorio. Il primo ad esempio è per l’acquisto di quattro e-bike. Spiega Andrea Dallari, vice presidente della cooperativa e socio del negozio sportivo “Cupra”, aperto recentemente in paese: «Siamo una piccola realtà rivolta all’abbigliamento sportivo e noleggio e-bike. Dopo la prima estate di lavoro con numerose richieste e molto interesse per il settore e-bike, abbiamo partecipato subito a questo progetto».

Roberto Barbantini ha illustrato il secondo progetto, che punta all’acquisto di due carrozzine speciali per il trasporto di persone con difficoltà motorie per andare sui sentieri “Joliet”. «Eravamo stati contattati dalla Fondazione “Durante e dopo di noi” di Reggio – spiega – che assiste persone con disabilità che ci ha sottoposto esigenza di sottoporre i luoghi della montagna con questi nuovi strumenti per essere inclusivi».

Il terzo progetto è sulla toponomastica, per realizzare segnaletica storica ben visibile con pannelli con foto di persone che abitavano diverse zone di Ligonchio, aneddoti in dialetto e in inglese per restituire la riconoscibilità dei “casati” per non perderne la memoria storica. Il quarto progetto prevede la realizzazione del nuovo sito internet e un piano di comunicazione per attrarre nuovi turisti e possibilmente nuovi residenti, per provare a invertire la tendenza allo spopolamento degli ultimi decenni. «Abbiamo visto forti incrementi turistici nei rifugi e sul crinale – va avanti Bigoi – dobbiamo impostare gli strumenti per riuscire a intercettare queste presenze anche in paese». Paola Bacci ha illustrato il quinto progetto: uno studio di fattibilità per riaprire il forno in paese: «A primavera è cessata l’attività del forno che ha destato preoccupazione per il paese, non perché sia venuto a mancare il pane che c’è ancora in altri negozi, ma era una ulteriore chiusura dopo la banca e altri servizi. Ci sono esempi in Appennino di produzioni piccole, ma caratteristiche, di prodotti da forno e dolciari, che trovano distribuzione anche oltre il ristretto ambito del paese. Abbiamo produttori di grani antichi, farro, farina di castagne, prodotti del sottobosco, che possiamo conciliare con macchinari 4.0».

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