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Saman, l’osso nel sentiero fra Boretto e Brescello

T.S.
Saman, l’osso nel sentiero fra Boretto e Brescello

È una parte di cranio trovata da un passante nella pista pedonale che fiancheggia il Po. A metà gennaio l’esito del Ris

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Novellara. È davvero uno strano ritrovamento quello che ora fa capolino sul caso di Saman Abbas, la pakistana 18enne da sette mesi scomparsa nel nulla e ritenuta ammazzata dagli inquirenti, al culmine di un allucinante complotto familiare, perché si era opposta al matrimonio combinato in Pakistan.

Il 3 novembre scorso è stato trovato da un passante – intorno alle 11.30 – un frammento osseo lungo il sentiero pedonale che fiancheggia il Po e collega Boretto a Brescello. Non era quindi in acqua, ma a terra e stiamo parlando di una porzione di scatola cranica (sul fatto che sia umana non vi sarebbero dubbi) priva delle ossa maxillo-facciali e mandibolari, completamente priva di tessuto organico molle. Un ritrovamento sospetto su cui la pm Laura Galli – titolare del fascicolo sul caso Saman – ha voluto fare chiarezza e intorno a metà gennaio sono attesi i risultati delle analisi dei carabinieri del Ris di Parma. Da quell’osso verrà estratto il profilo biologico del Dna per poi compararlo con quello della 18enne scomparsa (già in mano agli inquirenti, in quanto estratto dagli abiti sequestrati nell’abitazione di Novellara, all’interno dell’azienda agricola dei Bartoli, in cui la giovane viveva con i genitori). Uno scrupolo investigativo che si riallaccia alle parole del fratello della scomparsa (ritenuto credibile dagli inquirenti) che ha svelato quel particolare non indifferente della riunione in casa degli Abbas nel pomeriggio del 30 aprile, quando a suo dire si sarebbe parlato di far sparire il corpo di Saman smembrandone il cadavere. E in quella riunione spunta il progetto di farne piccoli pezzi del cadavere per poi buttarli nel Po a Guastalla, raggiungendo il fiume in motorino.

Ma chi si era proposto di fare quel macabro lavoro per nascondere l’omicidio? Sarebbe stato un cugino e non lo zio Danish Hasnain (considerato l’esecutore materiale dell’omicidio), ma anche questo punto andrà chiarito, ammesso che questa pista investigativa prenda corpo. Se l’osso ritrovato dovesse davvero appartenere a Saman, quel cupo progetto di morte potrebbe solo aver cambiato destinazione in riva al Po.

Sotto la “lente” dei carabinieri del Ris anche i vestiti dello zio Hasnain, sequestrati il 6 novembre scorso nel casolare di Novellara dove viveva: gli indumenti saranno scandagliati per rilevare l’eventuale presenza di tracce ematiche della 18enne. Ma quei vestiti sono effettivamente solo di Hasnain, visto che lì abitava con altre persone?

T.S.

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