«Contesto fluido e imprevedibile ma l’obiettivo è tenere aperto»
Il sindaco Vecchi: «Incredibili passi avanti solo grazie ai vaccini Polemiche e scontri sono inutili, continuiamo a coltivare il dialogo»
REGGIO EMILIA. «Nonostante la situazione attuale e l’evoluzione dei contagi siano molto serie, non ci sono al momento avvisaglie che le scuole non riaprano in presenza il 7 gennaio». Nella sua prima intervista del 2022 il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi parte dalla scuola, luogo fondamentale per l’educazione e la formazione dei bambini e dei ragazzi, il futuro del Paese. «Il Governo ha fatto valutazioni e preso decisioni a mio avviso giuste in merito alla scuola – spiega il sindaco – considerandola di fatto paradigma della ripartenza. L’obiettivo di mettere in sicurezza la scuola in presenza è stato fissato come obiettivo politico, e non era scontato che questo avvenisse».
La situazione però è lontana dall’essere tranquilla: a Reggio viaggiamo sui mille contagi al giorno.
«In poco più di una settimana i contagi si sono più che triplicati. Ci attende un inverno difficile e dobbiamo navigare a vista, con razionalità e prudenza. La percentuale molto bassa di ospedalizzazioni in relazione al numero quotidiano di contagi non evita comunque di generare una pressione progressiva e importante sugli ospedali, che corrono il rischio di saturazione».
Eppure la scuola non si vuole toccare, perché?
«Il Governo accompagna questa decisione ad altre misure che sono già state prese o sono in arrivo. Parlo delle nuove regole sulle quarantene, ad esempio. Con il superamento della quarantena per chi ha terza dose, ha completato il ciclo vaccinale primario da meno di quattro mesi o è guarito dall’infezione negli ultimi quattro mesi, infatti, a scuola ci troveremo nella situazione che con due o tre positivi in classe chi è vaccinato potrà continuare a frequentare le lezioni in presenza, gli altri dovranno fare didattica a distanza per almeno qualche giorno. E poi si sta parlando di estendere l’obbligo del super green pass anche ad ambiti dove adesso non è richiesto: teatri, stadi, cinema, palestre, bar, ristoranti, oltre che al lavoro. È evidente che il Governo ha deciso di limitare progressivamente lo stato di libertà dei non vaccinati per garantire quello della più ampia platea dei vaccinati, tutelando in primis il loro diritto alla salute e all’istruzione».
Non sarebbe stato più semplice rendere obbligatorio il vaccino?
«Io sarei pienamente d’accordo nel renderlo obbligatorio, ma finora nessuna democrazia ha intrapreso questa strada. Si sta comunque andando nella direzione della Germania, che ha messo in lockdown i non vaccinati. Noi ancora non abbiamo parlato di questa misura, ma tutte quelle decise finora hanno l’obiettivo di indurre chi non si è ancora vaccinato a farlo».
Non si può certo dire che a Reggio non ci sia stata un’alta adesione alla campagna vaccinale, ma qual è la situazione tra il personale scolastico?
«A Reggio abbiamo superato largamente il 90% di vaccinati e anche il mondo della scuola ha risposto in questo modo, una reazione straordinaria se paragonata ad alcune zone d’Italia. Da noi il personale scolastico, al pari di quello sanitario, ha fatto sforzi enormi per mettere in sicurezza la scuola, sia sul piano organizzativo (penso al progetto di scuola diffusa), sia per il mantenimento delle cosiddette “bolle di sicurezza” e di tutte quelle misure che hanno consentito ai bambini e ai ragazzi di continuare ad andare a scuola. Anche nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali ci siamo riusciti, e questo ha dell’incredibile: lì il personale è vaccinato al 98%, ma i bambini non sono vaccinati, non sono in grado di rispettare alcuna misura di distanziamento e non hanno la mascherina, eppure abbiamo avuto poche sezioni in quarantena se confrontate con il totale».
L’anno scorso aveva anticipato la Regione e aveva deciso per la chiusura precauzionale dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Potrebbe ricapitare?
«Il Governo ha assunto una grande centralità decisionale nei confronti della scuola, le Regioni potranno inasprire le misure solo in condizioni di estrema criticità e noi per ora siamo in “zona bianca”. È chiaro che la situazione è molto fluida e il Covid ci ha insegnato che dobbiamo sempre fare i conti con l’imprevedibilità, quindi quello che ci stiamo dicendo adesso potrebbe non essere più valido tra una settimana, ma per adesso non c’è nell’aria una chiusura. Se ci guardiamo indietro non possiamo non accorgerci di tutte le conquiste fatte rispetto allo scorso anno, e tutti questi incredibili miglioramenti sono arrivati solo ed esclusivamente grazie al vaccino. Senza saremmo in una situazione a dir poco drammatica».
È un appello a chi ancora non si è vaccinato?
«Questo non è sicuramente il momento adatto per scontrarsi, serve continuare a dialogare e collaborare. E questo sia a livello politico, sia tra le istituzioni e tra le istituzioni e i cittadini. Ogni giorno le centinaia di prime dosi somministrate sono piccoli grandi passi in avanti per metterci tutti in sicurezza e uscire dall’emergenza. Quando cala la nebbia si può scegliere se fermarsi o avanzare con prudenza. I reggiani hanno deciso di continuare a camminare affidandosi alla scienza, ai medici, al vaccino. Siamo nelle condizioni di non perderci, il mio augurio ai reggiani è quello di poter guardare con ritrovata fiducia al futuro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
