Omaggio ai partigiani uccisi dai fascisti nell’eccidio di Fellegara
SCANDIANO. L’omaggio a quattro ragazzi uccisi per le loro convinzioni antifasciste. Si terrà ancora una volta in formato ristretto per via dell’emergenza sanitaria, la tradizionale commemorazione dell’eccidio di Fellegara, l’uccisione di quattro giovani partigiani avvenuta il 3 gennaio 1945 durante un’azione fascista. Una fatto ancora impresso nella memoria collettiva locale, come ricordato dal grande cippo ben visibile dalla strada. La commemorazione si terrà domani alle 11 in via Ca’ Mercati a Fellegara, a lato del ponte sul Tresinaro lungo la provinciale per Arceto. L’iniziativa non sarà aperta al pubblico, ma verrà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook sulla pagina del Comune di Scandiano e successivamente sarà visibile anche sul canale YouTube dell’ente. Vi prenderanno parte il sindaco Matteo Nasciuti, un rappresentante dell’Anpi locali e le forze dell'ordine locali. Si rievocherà ancora una volta la tragica fine di quattro abitanti di Fellegara, Roberto Colli “Riva” di 23 anni, Nemo Gambarelli “Italo” di 20 anni, Mario Montanari “Nero” di 25 anni e Renato Nironi “Ida” di 22 anni. Tutti fucilati dai fascisti il 3 gennaio 1945. La cerimonia istituzionale prevede gli interventi del Comune, dell’Anpi e la presenza di alcuni parenti delle vittime. Il 3 gennaio 1945 Colli, Gambarelli, Montanari e Nironi vennero giustiziati dai fascisti di una brigata nera che li avevano catturati durante un rastrellamento nato da una delazione. Erano stati fermati altri quindici giovani, renitenti alla leva, che vennero rilasciati intimando loro di presentarsi il giorno dopo al distretto militare. Per i quattro ragazzi, invece, un destino ben peggiore. Botte e torture a Fellegara, e il trasferimento a Scandiano, dove sarebbero stati impiccati in piazza Spallanzani. Durante il viaggio I repubblichini vennero intercettati da un gruppo di partigiani garibaldini, che stavano cercando di raggiungere la via Emilia per un’azione di sabotaggio. Iniziò uno scontro, che portò alla morte di un fascista e a due feriti; il tenente Emilio Carlotto, a capo della brigata nera, ordinò ai suoi soldati di fucilare sul posto i quattro prigionieri, i cui corpi vennero lasciati a terra nella neve, con il divieto ai familiari di poterli recuperare e dare loro sepoltura. Una decisione, quella di uccidere i ragazzi, che in seguito venne contestata anche dal comando tedesco reggiano come gesto ingiustificato, come testimoniato da una lettera firmata dal maggiore Frase del Plazkommandantur.
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