«Socialità, sport e meditazione per guarire dal Long Covid»
Tante le persone che manifestano sintomi anche dopo la guarigione Il dottor Galeazzi: «L’importante è non sottovalutarli classificandoli stress»
REGGIO EMILIA. Quando il Sars-CoV-2 si è presentato nelle nostre vite, nel 2019, nessuno lo conosceva. Da allora la situazione emergenziale ha fatto sì che la ricerca si concentrasse soprattutto sul trattamento e sulla prevenzione dell’infezione, ma ormai è emerso chiaramente che il Covid può provocare anche effetti a lungo termine in chi è stato contagiato. Si registrano infatti in tutto il mondo numerosi casi di persone che riportano sintomi persistenti e duraturi dall’inizio della malattia senza soluzione di continuità o che presentano sintomi nuovi dopo che la malattia è stata superata. «Si parla di “Sindrome post Covid” quando i sintomi persistono anche dopo 12 settimane dall’infezione, e di “Malattia Covid-19 sintomatica persistente” quando il soggetto continua ad avere sintomi dopo le 4 settimane dall’infezione. Entrambe vengono riunite sotto il termine globale di Long Covid», spiega Gian Maria Galeazzi, professore ordinario di pschiatria all’Università di Modena e Reggio nonché direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria Unimore.
Dottore, quali sono i sintomi che possono fare pensare al “Long Covid”?
«I sintomi sono mutevoli, intermittenti, nella maggior parte dei casi non specifici, e interessano molti distretti e apparati. Possono essere di tipo respiratorio, come dispnea e tosse. A carico del sistema cardiovascolare: aritmie, palpitazioni, costrizione toracica. Neurologici: difficoltà a concentrarsi, perdita di memoria, mal di testa, insonnia, ipotensione ortostatica (quando ci si alza e si ha un senso di mancamento). Ma altri sono più generici: astenia, fatica, spossatezza, dolori vari, aumento della temperatura. Possono comparire sintomi gastrointestinali, dolori muscolari, articolari, disturbi otorinolaringoiatrici, come ronzii, vertigini, perdita persistente del gusto e dell’olfatto. Poi possono sorgere ansia, depressione e sintomi post traumatici, soprattutto per chi è stato ricoverato in rianimazione. La diagnosi è clinica: quando questi sintomi persistono e non c’è nessun’altra motivazione allora parliamo di Long Covid».
Il rischio è quello di sottovalutarli?
«Questi sintomi possono causare forti limitazioni alla vita quotidiana, è importante monitorarli e non bisogna sottovalutarli. La ricerca sul Long Covid è alla sua infanzia: vengono proposti questionari che sono importanti perché ci dimostrano che c’è un problema, ma non riescono a dirci quanto questo sia comune. Sembra ci siano fattori di rischio: sesso femminile, precedenti precarie condizioni di salute, obesità, fumo e ricovero per Covid. Ma il Long Covid può interessare anche chi ha avuto un’infezione asintomatica o con pochi sintomi».
A chi bisogna rivolgersi?
«Al medico di medicina generale, che ha un ruolo chiave nel monitoraggio dei sintomi (proponendo ad esempio un diario in cui il paziente prenda nota di quel che sente e gli accade) e proposta di recupero».
Quali sono i consigli per chi è alle prese con il “Long Covid”?
«Praticare tutte le attività che accrescano il livello di salute mentale, ad esempio aumentare le occasioni di socialità (dal vivo), essere fisicamente attivi (con una ripresa graduale dell’attività fisica e degli sforzi, occorre darsi piccoli obiettivi da accrescere via via), concentrarsi il più possibile sul presente, come insegna la mindfulness. Uno dei rischi, corso anche dai medici, è quello di classificare questo stato come psicologico, ricondurlo a depressione, ansia, stress. Ma i sintomi non sono nella testa dei pazienti, sono veri e come tali vanno trattati».
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