Gazzetta di Reggio

Reggio

femminicidio di via patti 

Il figlio di Cecilia e nonna accolti in una struttura Il legale: «Clima disteso»

T.S.
Il figlio di Cecilia e nonna accolti in una struttura Il legale: «Clima disteso»

Piena collaborazione fra il padre, la mamma della vittima, i servizi sociali e gli psicologi infantili per dare un futuro al bambino rimasto orfano in modo orribile

3 MINUTI DI LETTURA





reggio emilia. C’è il massimo impegno di tutti – il padre, la nonna materna, i servizi sociali, gli psicologi infantili – per dare un futuro al figlio di due anni della povera Juana Cecilia Hazana Loayza, uccisa nella notte fra il 19 e 20 novembre scorso nel parco di via Patti dal parmigiano 24enne Mirko Genco, cioè l’ex con il quale aveva avuto una breve relazione e trasformatosi pian piano non solo in stalker ma anche carnefice. E si è anche sbloccata la situazione abitativa, in quanto il piccolo con la nonna Dina vivono ora in provincia in un’adeguata struttura d’accoglienza, lasciandosi alle spalle l’appartamento di via Melato (con la caldaia rotta e il contratto d’affitto scaduto) e i bruti ricordi legati a quell’abitazione dove a pochi passi è morta la mamma Juana Cecilia.

Il bimbo vede il padre tutti i giorni e qualche volta ha anche dormito nella casa del genitore. «C’è un clima disteso e collaborativo – spiega alla Gazzetta l’avvocatessa Francesca Guazzi che tutela il papà reggiano – il tutto nell’interesse del bambino, in attesa che il tribunale per i minorenni di Bologna apra il relativo procedimento». Un padre sempre presente e la nonna che, tre mesi dopo essersi trasferita nella nostra città dal Perù per aiutare la figlia, ha perso Cecilia in modo orribile, decidendo di rimanere a Reggio per stare accanto al nipotino.

In attesa che l’inchiesta si concluda, resta in carcere – a Modena – Genco che è accusato di omicidio volontario pluriaggravato e di violenza sessuale aggravata in quanto reo confesso del femminicidio dell’ex fidanzata. Dal punto di vista dell’indagine, se la dettagliata confessione e l’audio di 53 minuti registrato con il cellulare dallo stesso assassino non lasciano dubbi sulle sue responsabilità, la pm Maria Rita Pantani (titolare del fascicolo) prosegue con gli accertamenti tecnici irripetibili, alla caccia di riscontri che possano fare chiarezza sulle numerose contraddizioni del 24enne. In primis l’analisi dei cellulari di vittima e carnefice: l’incarico è stato affidato al perito Cristian Mauro di Parma, che dovrà analizzare non solo il “dialogo” tra le due utenze quella notte (quando Genco in due ore telefonò a Cecilia quattordici volte, senza ricevere risposta), ma anche il pregresso, vale a dire foto, vocali, messaggi WahtsApp da giugno (quando iniziò la breve relazione tra i due) fino a settembre, quando la giovane lo denunciò due volte per stalking. I carabinieri di Reggio, con il supporto dei colleghi di Parma, stanno continuando a scavare nel passato oscuro di Genco, figlio di una donna uccisa dal compagno tunisino, che ha replicato il medesimo terribile copione. A causa della doppia pesantissima imputazione, l’assassino rischia l’ergastolo. La pm Pantani ha intenzione di giungere nel più breve tempo possibile – almeno sei mesi – all’avviso di conclusione delle indagini.

T.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google