«Io chiusa in casa non posso segnalare i miei contatti»
REGGIO EMILIA. «Sono ostaggio in casa mia. E quel che è peggio è che non sono riuscita a segnalare i miei contatti diretti, tra questi una persona fragile della famiglia che avrebbe dovuto fare il tampone per capire se diventata positiva al virus o no». Quando Elisabetta Sala decide di raccontarci la sua storia è stanca e anche scoraggiata. L’impressione è che «là fuori sia diventata una giungla» e che purtroppo il buon senso di certe persone non sia una caratteristica comune ai più. «Cosa che – spiega – vanifica poi tutti i sacrifici fatti finora, anche da me».
Il Covid Elisabetta l’ha già avuto, e con lei, a inizio gennaio 2021, si è ammalata tutta la famiglia: «Io ho avuto una polmonite, purtroppo qualcuno è stato anche peggio». Dopo essere guarita si è vaccinata, e con l’ultima dose di vaccino ha festeggiato la Vigilia di Natale.
«Il giorno dopo – racconta – ho iniziato a stare malissimo. Ho dato la colpa al vaccino e non mi sono preoccupata, finché ho saputo di essere entrata in contatto con un positivo qualche giorno prima della somministrazione».
Le probabilità di ammalarsi una seconda volta, e dopo i vaccini, erano bassissime «ma per tutelare la mia famiglia ho deciso di farmi un tampone rapido, che è risultato positivo». Allora Elisabetta si è subito isolata in casa («per fortuna è grande») e ha contattato il suo medico di medicina generale, che le ha richiesto un tampone molecolare, come da prassi. «L’ho fatto il 28 dicembre e ho avuto la conferma di quanto temevo: avevo ripreso il Covid». Tutto “bene”, fin quando non le è arrivato il messaggio con cui l’Ausl comunica la positività: «Nel messaggio – spiega Elisabetta Sala – c’era solo il link per scaricare il referto del tampone ma non c’era quello per descrivere i propri sintomi e segnalare i contatti diretti».
Inizialmente Elisabetta ha aspettato, pensando che potesse arrivare un secondo messaggio. Poi ne ha parlato con altri amici (ovviamente al telefono) che erano nella sua stessa condizione e ha capito che qualcosa non andava: «Anche a una coppia di miei amici, in isolamento con la bambina, tutti positivi, e ad altri amici positivi dal 22 dicembre non è arrivato il link per segnalare contatti e monitorare i sintomi. Mi sono attaccata al telefono provando tutti i numeri dedicati alle questioni legate al Covid, ma nonostante i numerosi tentativi (non ho niente da fare) non ho mai ricevuto risposta. Ho anche scritto diverse mail, con lo stesso risultato».
Autoisolata in casa dal 25 dicembre, Elisabetta ha deciso di raccontare la sua situazione per far emergere il problema nella speranza che possa essere risolto: «Sono asintomatica da qualche giorno e se avessi ricevuto il messaggio corretto, con la possibilità di segnalare i sintomi, forse adesso potrebbero farmi un tampone dandomi la possibilità di terminare l’isolamento e tornare a lavorare. Invece sono ostaggio in casa mia, e temo dovrò arrivare alla fine dei 14 giorni indicati dal provvedimento di isolamento. E poi – continua – non sono ancora riuscita a segnalare chi è entrato in contatto con me nella finestra temporale in cui sono stata contagiosa: la mia famiglia ha fatto dei tamponi antigenici (ripetuti nel tempo) ed è risultata negativa, ma avremmo preferito che venissero controllati con un molecolare dall’Ausl. E gli altri? Se il messaggio fallato che è arrivato a me e ad alcuni miei amici è arrivato a tante altre persone, bisogna credere che in giro ci siano chissà quanti contatti diretti che non sono mai stati segnalati da nessuno. E dato che di buon senso in giro ce n’è poco, credo che la situazione sia un po’ pericolosa. Secondo me l’Ausl ha il sistema in tilt e non si è accorta di questi messaggi sbagliati».
M.R.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
