«Papà vieni qui, ho ucciso la mia compagna»
Il 31enne, la notte di Capodanno, l’ha massacrata di botte ma lei è riuscita a salvarsi. L’uomo, arrestato, è ora in carcere
Tiziano Soresina
reggio emilia. Nella notte di Capodanno al padre di un disoccupato 31enne non giunge una telefonata d’auguri, ma un’allucinante richiesta d’intervento del figlio: «Vienimi a prendere, ho ucciso la mia compagna».
È convinto d’aver ammazzato la convivente, al culmine di una lite fra le mura domestiche per motivi banali.
In effetti ha massacrato di pugni la convivente e lei giace sul pavimento priva di sensi. Una scena terribile e il 31enne sa di aver alzato troppo le mani sulla compagna trentenne. La telefonata disperata al genitore fa poi scattare l’intervento dei carabinieri che alle tre del primo giorno dell’anno piombano nell’abitazione in centro a Reggio Emilia. Per fortuna le conseguenze del pestaggio non sono così tragiche: la donna nel frattempo si era ripresa e i militari la trovano in lacrime, con gli abiti insanguinati. Il convivente violento si era nascosto sotto a un letto: viene bloccato ed arrestato con le pesanti accuse di lesioni aggravate e maltrattamenti. E mentre il 31enne viene portato in carcere a Modena, la compagna sale sull’ambulanza del 118 che la porta al pronto soccorso del Santa Maria Nuova: è ora ricoverata con fratture al volto (non sarebbe però in pericolo di vita).
L’indagine dei carabinieri è coordinata dalla pm Valentina Salvi e domani il disoccupato (difeso dall’avvocato Massimiliano Pergetti) affronterà l’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Dario De Luca.
L’arrestato non è certo un volto sconosciuto per la giustizia reggiana. Con accuse pregresse, risalenti al 2018, ha già affrontato un processo per maltrattamenti alla compagna, ma è stato assolto l’anno scorso e la coppia – che ha un figlio minorenne – sembrava aver trovato un equilibrio, ma così non è, vista l’esplosione di violenza per Capodanno, inoltre sono in corso degli accertamenti investigativi per valutare se – come pare – vi siano stati episodi di maltrattamenti anche in passato.
Su di lui pesano due condanne non ancora definitive, sempre per atti violenti. Quattro anni e due mesi di reclusione per una rapina a Masone, ma anche 2 anni e 4 mesi di carcere per una sfilza di reati (tentata estorsione aggravata, lesioni aggravate, violenza privata) commessi a Zurco in cui erano volati pugni e schiaffi nei confronti di un giovane e c’era stato persino lo speronamento di un’auto la notte del 2 aprile 2020, per un debito di 80 euro.
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