Studio medico associato a rischio chiusura
Riunisce nove medici di base ma i pensionamenti lo hanno messo in crisi. Anche il sindaco si è messo a disposizione
SCANDIANO. «Lo Studio Medico Associato di Scandiano rischia di concludere la sua attività». Si allargano i timori sul futuro del conosciuto poliambulatorio di via Matteotti, dove operano diversi medici di base, a poche decine di metri dall’ospedale Magati, nel cuore della cittadina.
Si tratta di una struttura nata decenni fa, in anticipo sulle attuali case della salute, che raduna alcuni dei sanitari più noti del territorio, alle prese con le enormi difficoltà nel ricambio del personale – sia medici che infermieri – e con spese aumentate non poco dopo l’esplosione dell’emergenza sanitaria. Fra i medici, vi è anche Nearco Corti, un riferimento locale anche come amministratore pubblico, che poche settimane fa – dopo essere andato in pensione – è tornato in servizio per far fronte all’assenza di alternative. Il tema non è nuovo: da mesi si parla delle sofferenze dello studio. La sua chiusura toglierebbe una realtà articolata e affidabile, in cui la presenza di diversi dottori e operatori garantisce anche la possibilità di copertura reciproca e di offrire servizi e informazioni costanti a tutti gli utenti. L’amministrazione comunale ha avuto diversi confronti con gli associati, tramite il sindaco Matteo Nasciuti, e si è messa a disposizione per offrire sostegno logistico nei campi di proprio intervento.
Il problema principale rimane però quello dei medici e degli infermieri, una sofferenza con cui deve confrontarsi tutta Italia inasprita da questo biennio di pandemia, in cui il personale sanitario è da un lato sottoposto a uno stress professionale pesantissimo e dall’altro è diventato quantomai ricercato e richiesto, nel settore pubblico come in quello privato. A segnalare i patimenti dello Studio Medico Associato è il consigliere di minoranza scandianese Angelo Santoro, che sottolinea la «possibilità che lo studio possa concludere la sua storica e nobile attività per una serie di circostanze che stanno convergendo in una, come si dice, “tempesta perfetta”». E non si tratta di una realtà da poco, ricorda: «È composto da nove medici e cinque collaboratori, tra impiegate ed infermiere, ha l’onore e l’onere di curare ben oltre 10mila pazienti; tra la pandemia che ha messo, e continua a mettere, a repentaglio le loro incolumità e il pensionamento di alcuni, si ritrova a sopportare un carico di lavoro ed un carico economico troppo oneroso». Oltretutto, «una parte dei professionisti ha dovuto sostituire se stessa appena pochi giorni dopo essere andata in pensione, e altri sono crollati sotto il peso della fatica che in alcuni ha influito sulla salute, con l’aggravante di un continuo turnover di “sostituti” imbarazzante. Tutto ciò sta compromettendo quel servizio personalizzato che probabilmente sarà sostituito da medici “impersonali” e protocolli», sostiene il consigliere di opposizione. «La situazione economica pare gravare sulle spalle dei professionisti rimasti, che probabilmente metteranno la parola fine».
Adriano Arati
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