Saman, si decide sull’estradizione dello zio
Oggi l’udienza alla Chambre de l’Instruction di Parigi per Danish Hasnain, accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio
NOVELLARA. Un’altra giornata di attesa, nella speranza che non si concluda anche questa volta con l’ennesimo rinvio. È quella di oggi, giorno in cui è stata fissata l’udienza per l’estradizione in Italia di Danish Hasnain, zio di Saman Abbas, 18enne di origine pakistana di cui non si hanno più tracce dalla notte tra il 30 aprile e il primo maggio scorso, quando sparì dall’abitazione dove risiedeva con i genitori nell’azienda agricola “Le Valli” di Novellara.
L’uomo è accusato di averla uccisa e averne occultato il cadavere, con la complicità di diversi altri membri della famiglia Abbas.
Dopo due rinvii – il primo il 27 ottobre, il secondo il 24 novembre, in entrambi i casi con la richiesta di “completamento di informazioni” – oggi gli inquirenti reggiani, che conducono le indagini, sperano fortemente che dalla Chambre de l’Instruction di Parigi arrivi questa volta l’ok all’estradizione di Hasnain.
Il rientro in Italia dello zio della ragazza che la Procura reggiana è convinta sia caduta vittima di un orribile trama ordita dai suoi stessi familiari, potrebbe segnare la svolta nelle indagini relative alla sparizione di Saman.
Non ci sono elementi ragionevoli che facciano sperare in un cambiamento di atteggiamento dello zio della ragazza che, fin dalla sua prima apparizione in aula dopo la cattura, avvenuta il 22 settembre scorso alla periferia della capitale francese, si è professato estraneo alla vicenda, negando, anzi, che la ragazza sia stata uccisa.
«È tutto falso – aveva dichiarato alla giudice della Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello, con aperto atteggiamento di sfida –. Forse qualcuno mi ha visto? Sono forse uscito di casa?». L’uomo aveva poi rimarcato che non era stato trovato alcun cadavere, e che la giovane già altre volte si era allontanata volontariamente da casa.
Era il 29 settembre e Hasnain era difeso dall’avvocato parigino Layla Saidi, la cui strategia è poi in parte fallita, dal momento che la Corte nelle udienze successive ha rigettato la sua contestazione in merito alla validità del mandato di cattura europea in ragione del quale l’uomo era stato arrestato.
Non così, invece, per le altre richieste della difesa, relative ad approfondimenti su eventuali sconti di pena e sulle modalità di applicazione di una eventuale condanna all’ergastolo dell’uomo che, all’epoca dei fatti contestati, aveva 33 anni.
Intanto resta aperto un altro fronte dal quale potrebbero arrivare novità: quello delle analisi richieste dal pm Laura Galli su un reperto osseo trovato da un passante il 3 novembre scorso lungo il sentiero pedonale che fiancheggia il Po e collega Boretto a Brescello: un frammento di scatola cranica che potrebbe appartenere alla giovane scomparsa. Intorno a metà gennaio sono attesi i risultati delle analisi dei carabinieri del Ris di Parma.
M.F.
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