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Tamponi a rilento per le quarantene «Senza lavoratori rischiamo lo stop»

Enrico Lorenzo Tidona
Tamponi a rilento per le quarantene «Senza lavoratori rischiamo lo stop»

Con il picco dei contagi tanti disguidi e test di uscita in ritardo Storchi: «Se serve l’Ausl utilizzi anche i laboratori privati»

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. «Con questo tasso di quarantene rischiamo di chiudere. L’assenteismo per l’isolamento sanitario dovuto al Covid nelle nostre aziende si sta alzando mese dopo mese. Ma adesso la situazione si sta facendo davvero seria». Fabio Storchi, presidente di Unindustria Reggio Emilia, ha bene chiaro un principio: la pandemia va arginata, ma anche l’economia non va depressa. Soprattutto in una fase trainante come quella che sta facendo macinare numeri record alle aziende reggiane, che però rischiano di trovarsi senza dipendenti al ritorno dalle ferie di Natale e a cavallo dell’anno.

L’ARGINE

«Siamo molto preoccupati per le assenze in azienda che rischiano di compromettere l’attività ordinaria – spiega Storchi – serve cautela rispetto al Covid e noi da tempo abbiamo stabilito protocolli, prevenzione e screening per poter garantire sicurezza sul lavoro e continuità aziendale. Ora il quadro però è più complesso tra contagi, quarantene e sanità in affanno. Guai però se non lavorassimo in questo periodo: abbiamo già gli ordini in portafoglio e li dobbiamo evadere anche per non perdere terreno rispetto alla concorrenza».

PICCO DI ISOLATI

Nessuno pensa più al lockdown perché rispetto a un anno fa la pressione ospedaliera è ridotta nonostante il boom di casi. Ma qualora il numero di contagi dilagasse, l’impatto sulla sanità pubblica potrebbe peggiorare.

La prima a farne le spese è stata la macchina pubblica dei tamponi, che è praticamente saltata. La stessa Ausl di Reggio Emilia ha ammesso che la tempestività di prima su isolamenti e tamponi è difficile ormai da garantire.

Di fatto il tracciamento sembra un miraggio e anche chi non è più contagiato e in attesa di terminare la quarantena è costretto ad allungare l’isolamento – e quindi anche l’assenza dal lavoro – perché non riesce ad avere il tampone di uscita se non giorni dopo il termine canonico.

Un cortocircuito che, visti i numeri in forte rialzo delle quarantene, rischia di lasciare a casa molta più gente del necessario a causa dei ritardi sui tracciamenti.

LA DENUNCIA

Fatto messo già all’indice dal presidente di Confindustria Emilia, Valter Caiumi, che ha lanciato l’allarme per imprese a rischio blocco viste le migliaia di lavoratori intrappolati dalle quarantene e dal sistema pubblico dei tamponi che ormai è congestionato.

Alla Regione Emilia-Romagna, Caiumi ha chiesto di recepire i provvedimenti nazionali che permettono di riconoscere la validità di test antigenici dalle strutture private anche per uscire dall’isolamento dopo un’infezione. Il sistema di tamponi e tracciamento è in seria difficoltà. «Come imprenditori esprimiamo preoccupazione e chiediamo di liberare migliaia di persone e famiglie da questo calvario burocratico, che è il primo freno inibitore a tutte le politiche di prevenzione che le imprese stanno continuando ad adottare per contribuire alla sicurezza dei luoghi di lavoro, e non solo naturalmente», ha tuonato Caiumi.

IL TEST DELLE FERIE

Gli imprenditori reggiani sono più cauti ma non meno determinati nella richiesta da parte delle istituzioni, anche a livello locali, di sbloccare l’impasse in vista della piena ripresa produttiva che per molte imprese è fissata il 10 gennaio, quando terminerà il lungo periodo di ferie.

«Non vedo nulla di male se si estende al privato la possibilità di effettuare i tamponi per la quarantena – avverte Claudio Galli, vice presidente di Unindustria con delega alle relazioni industriali e che si sta occupando dell’emergenza Covid per le aziende associate – Credo allo stesso tempo che dovrebbe essere calmierato il costo dei tamponi visto l’alto numero di test che fatti dalle aziende. Certo è che il costo di un dipendente assente, magari sano ma bloccato dalla quarantena, risulta più alto di un semplice test che permetterebbe di liberarlo e di farlo tornare al lavoro».

L’idea che torna a farsi strada è quella del lavoro da remoto, come ricorda Galli: «Tutti i dipendenti che possono essere remotizzati torneranno a lavorare da casa se il caso lo richiede. Su questo possiamo dire di aver testato già personale e aziende. Ma per sapere davvero a che punto siamo con pandemia e assenze dobbiamo aspettare il rientro in forze del 10 gennaio. In caso di necessità si dovrà provvedere. Anche la didattica a distanza potrebbe non essere più un tabù».

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