Gazzetta di Reggio

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A 77 anni dalla morte 

Due comunità riunite per commemorare il sacrificio del giovane partigiano “Nero”

A.V.
Due comunità riunite per commemorare il sacrificio del giovane partigiano “Nero”

Doppia commemorazione a Boretto e a Canneto sull’Oglio per l’omaggio a Felice Montanari morto a 18 anni per salvare i civili dai fascisti e dalle Ss

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Boretto. Sono trascorsi 77 anni dal sacrificio del giovane Felice Montanari, conosciuto da tutti come il “Nero”, che il 5 gennaio 1945 diede prova di grande fierezza e coraggio, sacrificando la sua vita alla fede partigiana a soli 18 anni. Come ogni anno, Boretto lo ha ricordato con la consueta cerimonia, che si è sviluppata in più momenti.

In mattinata una delegazione è partita alla volta di Canneto sull’Oglio (Mantova), comune di cui Montanari era originario, per la deposizione di un mazzo di fiori sulla sua tomba e dei discorsi commemorativi da parte del sindaco del comune mantovano Nicolò Ficicchia e dell’assessore borettese Silvia Saracca, mentre nel pomeriggio i presenti si sono spostati al Casello 23, dove avvenne il sacrificio del giovane “Nero”.

Qui, dopo il “Silenzio” suonato dalla tromba, il sindaco di Boretto Matteo Benassi, l’assessore Saracca, il vicesindaco di Poviglio, Giovanni Allodi, e l’assessore di Canneto sull’Oglio, Gianluca Bottarelli, insieme ai rappresentanti di varie sezioni dell’Anpi, hanno ricordato la figura di Montanari: le autorità hanno sottolineato l’eroismo del giovane partigiano, e lo hanno citato come esempio positivo per le nuove generazioni. «Purtroppo – ha spiegato l’assessore Saracca – sempre meno ragazzi e bambini hanno e avranno l’opportunità di ascoltare i racconti della Resistenza direttamente dalla voce di chi c’era e l’ha vissuta, per cui è dovere di chi, come noi, ha avuto questo privilegio, custodire, tramandare e rendere vivo il ricordo di chi, come Felice, ha cambiato il mondo grazie alle proprie scelte». Al termine della cerimonia al Casello 23, i partecipanti si sono poi ritrovati in piazza della Memoria per la deposizione di un altro mazzo di fiori.

In quel lontano 5 gennaio 1945, al Casello 23, vicino alla Fiuma, il giovane Montanari, per evitare di cadere nelle mani del nemico, resistette per alcune ore, con un maresciallo tedesco suo prigioniero, a un assedio armato delle Ss e dei fascisti, i quali si facevano scudo di cittadini borettesi rastrellati sul posto. Vistosi perduto, per salvare gli ostaggi ed evitare di cadere vivo nelle mani dei fascisti, si uccise, senza assassinare il suo prigioniero per evitare rappresaglie.

A.V.

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