Anche a Reggio la didattica è già a distanza fra assenze a raffica e rischi quarantene
Ieri in molte scuole della provincia sono ricominciate le lezioni, sono già centinaia gli alunni e gli insegnanti a casa
Luciano Salsi
reggio emilia. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenuto ieri nella nostra città alla Festa del Tricolore, è stato categorico nel respingere la richiesta, avanzata principalmente dall’Associazione nazionale presidi, di rimandare la riapertura delle aule scolastiche e procedere solamente con la didattica a distanza.
Di fatto, però, già da ieri la Dad ha ricominciato ad attecchire, promettendo di guadagnare molto terreno con la progressiva crescita dei contagi da Covid e delle quarantene imposte agli alunni contagiati e ai loro compagni. E ciò comporta complicazioni organizzative e questioni sindacali che i dirigenti scolastici hanno discusso sempre ieri pomeriggio nella videoconferenza di servizio con Paolo Bernardi, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, e con Emanuela Bedeschi, direttrice del servizio di Igiene pubblica dell’Ausl.
«Le scuole – spiega Bernardi – sono in attesa di conoscere le disposizioni necessarie per attuare il tracciamento della pandemia. Le dovrà fornire l’azienda sanitaria, che non ha ancora ricevuto dalla Regione le necessarie indicazioni sui nuovi protocolli». Le 66 scuole della nostra provincia, in base al principio dell’autonomia, avevano un margine di qualche giorno nel programmare la ripresa dell’attività didattica dopo le vacanze natalizie. Una decina di istituti comprensivi e i due Cpia (centri provinciali per l’istruzione degli adulti) si riattiveranno da lunedì ma la maggior parte s’è già rimessa in moto ieri.
Le quarantene di dicembre hanno avuto il tempo di concludersi ma nei giorni scorsi altri ragazzi si sono ammalati o hanno comunicato di risultare positivi a un tampone. Quindi i dirigenti e i docenti delle ventuno scuole superiori sono stati immediatamente costretti a risolvere il problema di una didattica duplice, da impartire nelle stesse classi a distanza per gli studenti contagiati e in presenza per gli altri. «Nella mia scuola – riferisce Daniele Cottafavi, dirigente del liceo Matilde di Canossa – sono risultati un centinaio (su 1.470, ndr) gli alunni assenti a causa del Covid. Per loro abbiamo attivato la metodologia ormai collaudata. Avevamo difficoltà nei primi mesi della pandemia ma ora è tutt’altra cosa. Gli insegnanti hanno esperienza ed ogni aula è dotata di lavagna interattiva multimediale e collegamento on line».
Tuttavia, a differenza del passato, adesso i professori devono svolgere contemporaneamente le due funzioni. «I docenti – obietta Silvano Saccani, segretario provinciale Flc Cgil – sono bravi e volonterosi ma le due modalità didattiche sono diverse. Il loro duplice impegno non è riconosciuto. Le scuole stanno facendo i salti mortali e il governo le sta bistrattando. La legge finanziaria non stanzia risorse per il nuovo contratto di lavoro».
Intanto anche fra gli insegnanti le assenze sono aumentate a causa del Covid. «Nel primo giorno dopo le vacanze – riferisce Bernardi – gli assenti sono risultati circa il 12/13%, un numero leggermente superiore alla norma. La cosa più importante è che le scuole siano aperte e il servizio sia garantito a tutti, benché diverse graduatorie siano esaurite. Non è sempre facile trovare i supplenti per sostituire chi si trova in quarantena o in isolamento fiduciario, anche perché alcuni assunti con l’organico Covid non accettano la riconferma dell’incarico».
Si tratta dei docenti e non docenti reclutati a termine per fare fronte all’aumento del personale richiesto dalla duplicazione delle classi e dalle altre misure volte a prevenire i contagi. I loro contratti scadevano il 31 dicembre e il ministero li ha prorogati al 31 marzo. Tuttavia alcuni rifiutano la proroga e, viceversa, altri se la vedono respingere dai dirigenti scolastici, che ritengono di non avere bisogno di personale aggiuntivo. «Tutti quelli che lo vogliono – ribatte Saccani – devono essere confermati. Fra gli altri c’è, ad esempio, chi non è ancora laureato e deve sostenere esami universitari o chi deve frequentare il tirocinio formativo per l’insegnamento di sostegno».
La Cgil critica il governo anche per bocca dei dirigenti scolastici che aderiscono a questo sindacato. «Non è possibile – scrive a loro nome Roberta Fanfarillo – assicurare la riapertura delle scuole in sicurezza senza tener conto dell’impossibilità di applicare la sorveglianza con testing nella scuola primaria e l’autosorveglianza nella secondaria in un momento in cui l’aumento esponenziale dei contagi ha messo in crisi tutto il sistema del tracciamento che le Ausl non riescono più a garantire. Non si può chiedere ai dirigenti scolastici di garantire il diritto all’istruzione diversificando per la stessa classe due modalità contemporanee di didattica in presenza e a distanza. L’esperienza dello scorso anno ha dimostrato la difficoltà e l’inefficacia di tale formula mista».
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