Il giorno della Bandiera nel segno dell’unità e contro i femminicidi
Il sindaco Luca Vecchi: «Reggio è stata e sarà la città di Saman e Cecilia» Nelle celebrazioni di ieri i rimandi storici si sono intrecciati con l’attualità
Roberto Fontanili
REGGIO . «Reggio è stata e sarà la città di Saman e Cecilia», ha sottolineato in un passo nel suo discorso ufficiale al Teatro Valli il sindaco Luca Vecchi, così come l’assessore regionale Alessio Mammi, portando il saluto della Regione, ha chiesto e sottolineato la necessità «dell’approvazione di una legge nazionale contro i femminicidi e per la tutela dei figli delle vittime».
I due femminicidi avvenuti a Reggio nei mesi scorsi, anche se per ragioni in parte diverse tra loro, (della prima vittima, la diciottenne Saman, non si hanno più notizie dalla scorsa primavera e per la sua sparizione sono indagati cinque suoi congiunti, mentre Cecilia è stata brutalmente uccisa dall’ex fidanzato in un parco cittadino a novembre), sono stati tra i temi centrali dei discorsi ufficiali del 225° anniversario dalla nascita a Reggio del Primo Tricolore. Quella di ieri è stata una giornata in cui il pubblico, anche se contingentato, è potuto tornare in piazza Prampolini e nella quale le celebrazioni e i rimandi storici e i valori che il Tricolore porta ancora con sé si sono strettamente intrecciati con l’attualità. A partire proprio dalla condanna per i due femminicidi avvenuti in città per poi passare ai dubbi legati alla riapertura delle scuole che il ministro Patrizio Bianchi ha totalmente rigettato.
Un salto di oltre due secoli probabilmente dovuto alla partecipazione proprio del ministro dell’Istruzione, particolarmente coinvolto e partecipe nei diversi momenti della manifestazione. La giornata della Bandiera si è svolta secondo il consueto e un po’ obsoleto programma, che prevedeva l’alzabandiera, la presenza della fanfara e gli onori militari al vessillo Tricolore e l’atterraggio (molto applaudito e apprezzato dal pubblico) di un parà con un bandierone tricolore di 150 metri. Così come si è svolta poco dopo in sala Tricolore la consegna della Costituzione ai rappresentanti degli studenti di due scuole medie reggiane, con il ministro Bianchi che si è intrattenuto a parlare con gli studenti: la conclusione delle celebrazioni al teatro Valli.
Un programma rodato, nemmeno lontanamente scalfito dalla presenza di uno sparuto gruppetto di irriducibili no vax che in piazza Martiri 7 Luglio al passaggio del ministro e delle autorità hanno inveito nei loro confronti al grido di “venduti”.
Davanti a una platea in gran parte composta da autorità civili e militari, sindaci, parlamentari, consiglieri regionali e dai questori provenienti da tutta la regione, con la presenza del vice capo della Polizia Vittorio Rizzi, è stata la Banda della Polizia di Stato ad aprire le celebrazioni ufficiali con un apprezzato tributo ad Ennio Morricone.
Poi spazio ai discorsi ufficiali in cui i temi della solidarietà, della responsabilità e l’invito a vaccinarsi l’hanno fatta da padrone. Con il sindaco Luca Vecchi che ha ricordato come «per la seconda volta la festa della Bandiera si svolga in una fase di pandemia e per questo credo che dobbiamo riscoprire il valore della parola solidarietà». Un tema che ha poi ripreso quando dopo aver ricordato e ringraziato per il lavoro medici e sanitari ha sottolineato come «oggi siano loro ad aver bisogno di noi dopo due anni difficili e ritmi di lavoro estenuanti di fronte ad una nuova ondata». Per poi concludere che «mai come in questo momento dobbiamo avvertire la consapevolezza collettiva che la difficile gestione del presente sta insieme alla capacità di immaginare e progettare il futuro. Il vecchio mondo non c’è più e siamo chiamati a costruire una comunità che si carichi sulle spalle la fragilità degli anziani e allunghi la mano al futuro dei giovani». Un concetto poi ripreso anche dal ministro Bianchi quando ha sostenuto che «responsabilità e solidarietà sono valori strettamente legati al nostro Tricolore ed è arrivato il momento di costruire un altro modo di vivere assieme e di rappresentare rispetto al passato le istanze e gli stessi strumenti di rappresentatività democratiche».
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