«Ancora l’ennesima offesa verso i caduti di via Fani»
REGGIO EMILIA. «L’ennesimo affronto, l’ennesima offesa alla memoria delle vittime del terrorismo, in particolare per i caduti di via Fani e Aldo Moro».
È il commento di Giovanni Berardi, presidente dell’Associazione europea vittime del terrorismo e figlio del maresciallo Rosario Berardi, ucciso dalle Br il 10 marzo 1978 a Torino, alla messa all’asta di un volantino dei brigatisti sul rapimento e l’uccisione dello statista Dc, finito in vendita sulla pagina web della Bertolami Fine Art raggiungendo subito numerose offerte.
«Un individuo di cui non è dato sapere l’identità (nel senso che potrebbe anche essere l’ennesimo terrorista brigatista in libertà) – scrive, in una nota, Giovanni Berardi – mette all’asta, quasi come fosse un francobollo per bimbi, il volantino originale delle Brigate Rosse con il quale rivendicarono appunto la strage di via Fani, un documento che gronda il sangue sacro e integerrimo di Servitori dello Stato, un documento che copre 43 anni di segreti, di sottrazione di verità e giustizia, di connivenze, complicità, mai chiarite e da sempre negate alle vittime del Terrorismo e all’intero nostro Paese. Un documento – prosegue ancora Giovanni Berardi – che dovrebbe essere tutelato, protetto, assoggettato agli archivi centrali dello Stato, per mostrarlo alle generazioni future».
Su quanto avvenuto in via Fani, già nel 2016 aveva riacceso i riflettori la Procura Generale di Roma, che aprì un fascicolo all’epoca con sette indagati per un reato commesso durante il rapimento del presidente della Dc, il 16 marzo del 1978, ipotizzando che qualcuno del commando brigatista sparò contro un’auto che era presente pochi attimi dopo l’operazione.
Un’ipotesi di reato che non era direttamente collegata al rapimento, ma che nel 2016 permise di iscrivere nel registro degli indagati 7 “storici” Br già indagati e condannati (non tutti) per la partecipazione alla operazione di via Fani.
Un altro fascicolo a carico di ignoti è stato aperto sempre a Roma anche in seguito a quanto emerso nella nuova commissione parlamentare sul caso Moro, conclusa nel 2018 e presieduta da Giuseppe Fioroni.
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