Gazzetta di Reggio

Reggio

gli anni di piombo  

Sequestro Moro, all’asta un volantino Br Verifiche del ministero della Cultura

Sequestro Moro, all’asta un volantino Br Verifiche del ministero della Cultura

Il lotto sul sito Bertolami Fine Art accende le polemiche. La replica: «È una copia ciclostilata diffusa nelle fabbriche»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. La Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura ha disposto un controllo «al fine di verificarne la peculiarità e l’interesse». Ma la polemica è già scoppiata. La stella a cinque punte, un foglio ciclostilato con «lievi strappi ai bordi, pieghe centrali» ma «in condizioni molto buone». È finito all’asta un volantino con il quale le Br – fondate a Costaferrata, tra Pecorile e Casina, nel 1970 – rivendicarono il sequestro del presidente Dc, Aldo Moro, e il massacro della sua scorta: una strage – quella commessa il 16 marzo 1978 in via Fani – realizzata da un commando composto anche dai reggiani Prospero Gallinari, che fu anche carceriere di Moro ed è morto nel 2013, e Franco Bonisoli.

«Lotto 43», prezzo base: 600 euro. È questo l’annuncio comparso sul sito della Bertolami Fine Art che ha messo all’incanto il volantino, scatenando polemiche a non finire. L’asta si concluderà il 18 gennaio. E ieri le offerte erano già arrivate a quota 12mila euro. Sul sito viene fornita una descrizione del lotto che rientra nella sezione “Autografi&Memorabilia”. «Questo fu il primo di una serie di comunicati che seguirono fino all’epilogo – si legge – con la soluzione finale della vicenda Moro. Drammatico testo di propaganda, redatto e fatto pervenire alle organizzazioni giornalistiche perché divulgassero le motivazioni del rapimento, e le ragioni politiche di lotta di classe che spingevano la rivoluzione brigatista negli anni ’70 ad essere così violenta». Il comunicato brigatista si apre con parole di fatto passate alla storia. «Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle Brigate Rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Dc. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata». In calce la data del 16 marzo 1978 e la firma: «Brigate Rosse per il comunismo». Il documento, messo in vendita a 44 anni da quei drammatici giorni, venne fatto trovare dalle Br (che avevano rivendicato l’azione con una telefonata all’Ansa) 48 ore dopo il rapimento sul tetto di un macchinetta per le fototessere in un sottopasso tra Largo Arenula e Largo di Torre Argentina. Allegata anche la foto di Moro, una polaroid. Nei 55 giorni di prigionia furono in totale 9 i comunicati diffusi. L’iniziativa di vendita all’asta di discussi cimeli del ’900 non è inedita. Ma secondo Paolo Persichetti, ex Br e oggi ricercatore e autore di libri e inchieste sul caso Moro, il volantino all’asta «non è uno dei nove comunicati originali stampati con la famosa Ibm a testina rotante in light italic fatti ritrovare a Roma il 18 marzo 1978 dalle Brigate Rosse», ma un ciclostilato di cui esistono «centinaia di copie». Dopo le polemiche, è intervenuto anche Giuseppe Bertolami, l’amministratore della casa d’aste: «Non ci aspettavamo davvero tutto questo tam-tam mediatico – ha detto intervistato in un video su Repubblica.it – Questo volantino non è uno di quelli della “prima edizione”, quelli fatti trovare all’autorità giudiziaria. Ma si tratta di una copia ciclostilata utilizzata dalle Br per fare propaganda nelle fabbriche, nelle scuole e nelle strade. Noi come casa d’aste facciamo semplicemente il nostro lavoro, non speculiamo su nulla. Questo è comunque un pezzo di storia italiana. Se fosse stato un pezzo di storia gloriosa, nessuno ne avrebbe parlato. Ma visto che tratta di un pezzo triste, tutti ne parlano».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google