Un gioco con radici antiche in città messo in ginocchio dal Covid
Già in crisi, la mancata socialità rischia di essere il colpo di grazia A Reggio esistono due società che organizzano corsi Le donne sono in prima fila
reggio emilia. Un gioco glorioso, il bridge, che a Reggio Emilia ha radici storiche e conta numerosi appassionati, molti dei quali donne. Un’attività poco conosciuta, che ora rischia di scomparire – o di trasferirsi sul web – a causa della pandemia.
Il bridge, di origine anglosassone, è uno dei giochi di carte più praticati al mondo: soprannominato “lo sport della mente” e paragonato agli scacchi, è considerato uno sport (l’Italia ha dominato le Olimpiadi per diversi anni) nonché una fondamentale opportunità di socializzazione visto che tornei, campionati del mondo e competizioni internazionali si svolgono in ogni parte del globo.
I praticanti sono tesserati alla Federazione Italiana Gioco Bridge, che fa parte del Coni; con i suoi 35mila tesserati è una delle principali federazioni della European Bridge League, che associa una quarantina di nazioni e che con i suoi 380mila giocatori a sua volta fa parte della mondiale World Bridge Federation.
A Reggio il gioco vanta radici storiche: già nel 1956 esisteva una squadra locale che partecipava ai campionati italiani. Nel periodo di massimo splendore (anni ’60-’70, fino agli ’80) erano due i luoghi di gioco: il prestigioso Circolo del Casino (in via Gabbi) e il Crip (il circolo reggiano impiegati professionisti) in via Farini. Fin qui l’età dell’oro.
Nei tempi odierni da una sola società originaria se ne sono formate due: l’Asd Città del Tricolore, che gioca al Buco Magico, e l’Asd Bridge Reggio, con sede legale in viale IV Novembre ma priva di una sede di incontro, oltre agli appassionati che si riuniscono al Circolo Tennis di Albinea.
Nel periodo della maggiore partecipazione le due società registravano ciascuna circa 300 giocatori, vincitori di numerosi trofei: adesso i tesserati dell’Asd Bridge Reggio sono appena una trentina, il che rende l’idea dell’emorragia di praticanti.
Difatti negli ultimi anni il bridge ha conosciuto un lento declino, dovuto a molteplici fattori: il principale è il mancato passaggio generazionale. Il popolo dei bridgisti si è progressivamente ridotto, il numero di tesserati della Figb è crollato e le società provinciali faticano a mettere insieme squadre da sei (si gioca a coppie) per i campionati che si organizzano quasi sempre a Salsomaggiore, nel Parmense.
La Federazione e le società stanno tentando di supplire organizzando corsi di bridge che vengono svolti da istruttori qualificati. Altri si sono spostati sul web, offrendo l’opportunità di allenarsi con sistemi pensati ad hoc.
Ma la pandemia, e il conseguente divieto di giocare e di incontrarsi, potrebbe essere il colpo di grazia per questo gioco così antico.
Am.P.
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