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il messaggio del nuovo vescovo  

Gli studi, l’insegnamento e le amicizie «Sono tanti i legami con la vostra città»

Ambra Prati
Gli studi, l’insegnamento e le amicizie «Sono tanti i legami con la vostra città»

Morandi ha accolto «con gioia e trepidazione» il «servizio di speranza». Senza dimenticare «i sofferenti, precari e poveri»

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Ambra Prati

reggio emilia. Gli anni in seminario, quelli di insegnamento allo Studio Teologico Interdiocesano (rivolto ai suoi ex studenti «assicuro sin d’ora che non farò supplementi di esami», è stata la battuta), i corsi biblici e di catechesi svolti nelle comunità parrocchiali. «Sono tanti i legami che mi uniscono alla vostra Chiesa, anzi alla nostra Chiesa». Ha sottolineato i suoi trascorsi e le amicizie strette nella nostra città monsignor Giacomo Morandi, nel suo primo messaggio ufficiale come vescovo eletto di Reggio Emilia-Guastalla. Diocesi che «non mi è proprio estranea, anzi».

Un messaggio, quello letto dal suo predecessore, all’insegna della «speranza cristiana» («che non è da non confondere con il semplice ottimismo»), ma senza dimenticare i sofferenti. Difatti nei ringraziamenti in coda il prelato ha rivolto «un pensiero ai tanti fratelli e sorelle sofferenti, la cui speranza è messa a dura prova, a chi vive in condizione di precarietà e povertà e vede il suo presente e il suo futuro seriamente compromessi. A voi vorrei dire la prossimità e la premura della nostra Chiesa che ricorda bene che, ogni volta che vi accoglie e sostiene, accoglie e serve Cristo stesso».

Sua Eccellenza, a Roma mentre Reggio e Modena celebravano l’annuncio, ha ricordato come «gli anni di studio in preparazione al presbiterato, seguiti da quelli di insegnamento presso lo Studio Teologico Interdiocesano, mi hanno dato la possibilità di conoscere tanti futuri presbiteri, inoltre anche numerosi laici e religiosi, in occasione di corsi biblici e di catechesi nelle comunità parrocchiali e religiose in cui sono stato invitato». Una frequentazione passata «che in questo momento ha fatto riemergere tanti ricordi e volti di presbiteri, religiosi e laici di Reggio Emilia a cui sono grato per la loro testimonianza di fede e il dono della loro amicizia sincera».

Tra le prime figure che sono emerse dal passato di Morandi i vescovi fondamentali nella sua formazione. Perciò ha espresso gratitudine «al vescovo Massimo, mio predecessore, che in questi anni ha guidato con sapienza e generosità la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla. Un saluto cordiale e riconoscente al vescovo emerito Adriano Caprioli, che anni fa ebbe il coraggio di chiamarmi a predicare gli esercizi spirituali al clero di Reggio. Non posso dimenticare il vescovo Luciano Monari, mio paziente insegnante di Sacra Scrittura e anche consacrante alla mia ordinazione episcopale».

«Gioia e una certa trepidazione»: questa la reazione del vescovo eletto al nuovo compito. «La gioia nasce dalla consapevolezza che ogni ministero e servizio nella Chiesa è per il bene dei fratelli e delle sorelle a cui si è inviati e sono grato al Signore di poter spendere la mia vita e i doni che il Signore mi ha dato per voi e insieme a voi. La gioia è il primo sentimento profondo che più si è impresso nel mio cuore nell’istante in cui mi è stata comunicata la nomina». La trepidazione deriva dalla consapevolezza «dei miei limiti, ma altrettanto certo che la vostra preghiera e pazienza saranno e sono un dono prezioso per aiutarmi ad essere un pastore secondo il cuore dell’unico Buon Pastore: Gesù Cristo».

Quello che lo attende, ha rimarcato Morandi, è un mandato inteso come servizio. «Vorrei affidarmi alle parole dell’apostolo Pietro per orientare il nostro cammino di fede e il mio servizio episcopale. L’apostolo esorta la comunità cristiana “a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt, 3,15.). Ritengo che questo sia una delle urgenze pastorali che la Chiesa, oggi, deve sapere assumere in tutta la sua portata e forza. La speranza cristiana affonda le sue radici nella fede», che «imprime nel cuore in modo definitivo, quel sentimento profondo di serenità e fiducia di chi sa che non è mai solo, qualunque sia la condizione in cui si trova. Questo mi pare essere il dono più grande che possiamo offrire agli uomini e alle donne che incrociano il nostro cammino, qualunque sia la loro situazione e la loro condizione di vita! Le modalità di questo annuncio sono chiaramente espresse dall’apostolo Pietro che aggiunge: “Tutto questo sia fatto con dolcezza e rispetto e con una retta coscienza” (1Pt, 3, 16). Vorrei e desidero che il mio ministero episcopale sia al servizio di questo annuncio intriso di gioia e di speranza e, come scrive l’apostolo Paolo, essere collaboratore della vostra gioia».

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