L’Anpi rilancia la lotta contro i fascismi «Regìa politica dietro ai cippi sfregiati»
Fiaccadori, presidente provinciale: «Il vandalismo al monumento di San Maurizio ha alle spalle una precisa ispirazione»
Roberto Fontanili
REGGIO EMILIA. L’Anpi intende rispondere con una campagna storico-culturale sulle responsabilità del fascismo agli atti vandalici che hanno imbrattato con scritte offensive e diffamatorie monumenti e cippi partigiani. Vandalismi che si sono succeduti in poche settimane a San Maurizio e poi a Boretto e, prima ancora, sempre a Reggio, dove è stato preso di mira il Monumento alla Resistenza. Per il presidente dell’Anpi reggiana Ermete Fiaccadori, «questi atti non possono essere etichettati come fenomeni o fatti episodici. Il problema vero è che si ripetono e noi intendiamo rispondere con una campagna di mobilitazione storico-culturale sulle responsabilità del fascismo che nel nostro Paese non è mai stata realizzata».
Presidente, a vostro parere quindi si tratta di azioni coordinate?
«In qualche caso si è trattato di fatti isolati, ma quello compiuto a San Maurizio ha invece alle spalle una ispirazione di carattere politico, perché con le scritte provocatorie si cerca di mettere l’Anpi in imbarazzo, come se noi avessimo paura di parlare o di condannare i gulag di Stalin. Credo ci sia una qualche forza che li ispira e che li guida. Non ho elementi di prova, ma mi sento di dire che c’è un clima politico generale che favorisce questi atti. L’epilogo è stato l’assalto alla sede della Cgil, che dimostra come questa area estrema si senta coperta politicamente da forze consistenti di destra che gli strizzano l’occhio. Non a caso diversi protagonisti di queste vicende erano candidati o sostenitori in liste di Fratelli d’Italia. In altri casi si è trattato invece di gesti offensivi verso chi ha dato la vita per la libertà, di forze che cercano una visibilità facendo leva su un totale ribaltamento della storia della Liberazione».
Come vi muoverete?
«Siamo preoccupati di questi fatti, ma non intendiamo farci trascinare in una sterile polemica politica. Andiamo avanti con i nostri programmi e a breve faremo il congresso provinciale in cui presenteremo le nostre iniziative. A partire dal tornare nelle scuole per parlare con i giovani».
Basterà parlare ai giovani?
«Partiamo dall’applicazione della legge Scelba per la lotta ad ogni forma di neofascismo e della legge Mancino per la lotta alla discriminazione nelle sue varie forme e alla violenza. Sono entrambe leggi valide, ma purtroppo datate e che hanno avuto applicazioni difformi nel tempo. Noi partiamo dalla considerazione che non abbiamo fatto i conti con il fascismo e i fatti accaduti nelle ultime settimane dimostrano che è possibile infangare il nome di chi ha dato la vita per la libertà con scritte diffamatorie».
Sostenete però che si è anche creato clima politico che favorisce questi atti.
«Esiste un problema più generale. Basta pensare all’uso che viene fatto dei social e dell’uso dei simboli fascisti, dai calendari, agli stemmi. Per questo come Anpi chiediamo l’impegno corale di tutti democratici per una campagna storico culturale sulle responsabilità del fascismo. Era prevista anche nella legge Scelba, poi la Guerra fredda non ha permesso di farlo. Non ci faremo dettare l’agenda dagli autori di questi atti vandalici, ma vogliamo essere protagonisti di questa operazione storica e culturale che serva al Paese».
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