«Vandali al Casello 23 frutto dell’odio dovuto al revisionismo»
BORETTO. “Perduto, portate un fiore” sono le ultime parole lasciate scritte da Felice Montanari, il partigiano Nero, prima di spararsi con l’ultimo colpo, assediato dai fascisti. E quel fiore, per la verità due dozzine di garofani rossi, sono stati portati domenica mattina, 9 gennaio, dai militanti di Patria Socialista, con il segretario provinciale Matteo Neri, la cui sezione è intitolata al partigiano, proprio al Casello 23, dove Felice Montanari perse la vita. «Un gesto doveroso, non solo perché ricorre l’anniversario, ma soprattutto dopo che “mano ignota” nelle scorse notti aveva stracciato i fiori che erano stati posti durante le celebrazioni ufficiali e come denunciato dal sindaco di Boretto – racconta Alessandro Fontanesi –. Tra l’altro, proprio nelle stesse ore in cui, una stessa “mano ignota” imbrattava il monumento dei partigiani di San Maurizio a Reggio. Un clima di odio e vergognoso attacco ai simboli della Resistenza, fomentato e tollerato da decenni di revisionismo e negazionismo storico contro la Resistenza, contro i partigiani e contro i comunisti. Nel silenzio della campagna di Boretto, con la neve caduta in queste ore, si è riflettuto sugli ultimi istanti del povero Nero, appena diciassettenne, solo, braccato e sul suo gesto di grande coraggio, ancora oggi di esempio per la lotta di liberazione di tutti i popoli oppressi dal fascismo e dalle politiche antipopolari dei governi imperialisti».
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