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processo “appaltopoli” 

I Corradini scaricano su Gnoni «Noi vittime di quel sistema»

Enrico Lorenzo Tidona
I Corradini scaricano su Gnoni «Noi vittime di quel sistema»

Raffica di richieste di non luogo a procedere: le difese cercano di smontare il caso L’ex dirigente deposita una lunga memoria in attesa del nodo sulle intercettazioni

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. «I Corradini sono vittime del centro di potere di cui parla la procura». Quando parla davanti al giudice Andrea Rat l’avvocato reggiano Nino Ruffini non le manda a dire. Difende infatti Vincenzo e Lorenzo Corradini, padre e figlio titolari della celebre officina con servizio di carro attrezzi finita in uno dei capitoli del processo “appaltopoli”. Un’inchiesta su gare pubbliche per un totale di 27 milioni che ha visto la richiesta di rinvio per 23 dei 26 indagati iniziali. I Corradini non si stanno perdendo praticamente un’udienza da quando è iniziata l’udienza preliminare. Anche ieri erano in aula per ascoltare la discussione del loro difensore, che ha preso il microfono scaricando tutto sul Comune e sull’ex dirigente Santo Gnoni, dal quale è gemmata l’inchiesta nel 2016, scaturita da due presunti episodi di istigazione alla corruzione a carico proprio dell’ex capo del servizio legale del Comune di Reggio in qualità però di giudice della commissione tributaria di Parma. La tesi dei sostituti procuratori Giulia Stignani e Valentina Salvi è che ci fossero appalti pilotati nella pubblica amministrazione reggiana. «Su questa logica abbiamo dimostrato in realtà che i Corradini sono vittime del centro di potere – spiega Ruffini - perché a un certo punto gli fu imposto di accettare il bando. Non fu un’iniziativa loro. Questo perché all’epoca avevano un credito di 2,7 milioni di euro con il Comune di Reggio che non riusciva a pagare. Alla fine ci fu un accordo con cui compensavano con un debito che i Corradini avevano col Comune ma nell’ambito di questa trattativa ricevettero un avvertimento proprio da Gnoni che li esortava ad aderire all’accordo e non aprire contenziosi altrimenti non avrebbero più partecipato ai bandi».

Proprio il difensore di Gnoni, Liborio Cataliotti, ieri ne ha chiesto a sua volta il non luogo a procedere perché «se le intercettazioni sono inutilizzabili, i bandi sono regolari». A pronunciarsi sul tema caldo delle intercettazioni dovrà però essere Rat. Cataliotti ha chiesto anche il non luogo a procedere anche per l’ex dirigente Roberto Montagnani presentando per entrambi un memoria di cento pagine.

Stessa richiesta da parte dell’avvocato Ernesto D’Andrea per il direttore dell’istituzione nidi e scuole d’infanzia del Comune, Nando Rinaldi, e l’ex dirigente Alessandro Meggiato: «Ho rilevato l’infondatezza dal punto di visto giuridico della perizia della procura che si scontra con le leggi sia italiane sugli appalti sia con le delibere dell’Unione Europea. Ho depositato poi due perizie per Meggiato da parte di due professori universitari, uno specializzato in materia di trasporti e l’altro in materia di appalti e servizi, che prendono in esame l’appalto più consistente, quello sulla mobilità da 25 milioni».

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