«Minacce da Giovanardi per le imprese della white list»
Ascoltato il colonnello Savo, ex comandante provinciale dei carabinieri di Modena, nel procedimento che vede imputato il senatore
reggio emilia. «Un interessamento anomalo, in una vicenda che non lo coinvolgeva in alcun modo», nell’ambito del quale sono scaturite «minacce esplicite, di carattere indeterminato, ma tali da farmi dedurre che potessi essere io uno dei destinatari degli esposti alla magistratura».
Tra i testimoni ascoltati ieri mattina nell’ambito del processo “White list”, ha parlato davanti al collegio, presieduto dal giudice Pasquale Liccardo, il colonnello Stefano Savo, per quattro anni comandante provinciale dei carabinieri di Modena, che ha descritto i rapporti con il senatore Carlo Giovanardi.
Quella di ieri mattina è una delle udienze del processo che vede tra gli imputati, a vario titolo, per rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario e oltraggio a pubblico ufficiale, l’ex senatore Giovanardi, l’ex vice prefetto Mario Ventura e i componenti della famiglia Bianchini di San Felice. Il processo è un filone di Aemilia e, udienza dopo udienza, sta indagando a fondo il legame tra politica e funzionari dello Stato per ciò che riguarda l’iscrizione di alcune aziende nella “white list”, l’elenco, cioè, delle ditte autorizzate a partecipare ai lavori di ricostruzione del dopo terremoto che ha colpito la Bassa e Modena nel 2012. L’elenco vede il suo cuore nella Prefettura.
Ieri sono stati ripercorsi episodi in cui il senatore Giovanardi, secondo l’accusa, si preoccupava della reiscrizione dell’impresa Bianchini nella “white list” da cui era stata esclusa. E si è parlato delle possibili pressioni esercitate nei confronti dell’Arma dei carabinieri. Tanto da far risuonare più volte in aula l’espressione “toni insistenti e muscolari”, riferita a queste pressioni. Ascoltato anche il colonnello Carlo Tomassini, comandante del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Modena dal 2011 al 2014. Tomassini ha sottolineato come, oltre alla Bianchini, si susseguissero più riunioni anche sulla Baraldi, altra impresa esclusa. Sentito davanti ai giudici anche Bruno Scognamillo, già viceprefetto vicario che, rispetto a Bianchini e Baraldi dice: «Non se ne usciva, le uniche due situazioni impegnative riguardavano queste due aziende. Giovanardi era in ottimi rapporti con Ventura. Il senatore era “presente” nei rapporti con la Prefettura – continua l’ex viceprefetto vicario – ma credo lo fosse anche in altre istituzioni della provincia. Nel dopo sisma eravamo sommersi di migliaia di richieste e non c’era personale, tanto che dovemmo acquisirne tramite la Regione. Il prefetto costituì un gruppo di lavoro».
Serena Arbizzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google