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l’indagine dei carabinieri di firenze 

Trovate a Reggio le statue rubate a Venezia Un’antiquaria provava a venderle online

Ambra Prati
Trovate a Reggio le statue rubate a Venezia Un’antiquaria provava a venderle online

Le due sculture del Sei-Settecento, trafugate nel 1992 da una chiesa, offerte a duemila euro. Ne valevano centomila

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Ambra Prati

reggio emilia. Ha messo all’asta online due statue a duemila euro l’una: in realtà le sculture, preziose opere d’arte dei Seicento-Settecento trafugate trent’anni fa in una chiesa di Venezia, sono stimate centomila euro. Non è finita nei guai un’antiquaria della Bassa reggiana, né il pensionato mantovano che le aveva affidato le opere per la vendita: entrambi non sono stati accusati del reato di ricettazione perché hanno agito in buonafede. Ma si può immaginare lo stupore dell’antiquaria, oggetto di una perquisizione dell’Arma autorizzata dalla pm Maria Rita Pantani.

La clamorosa scoperta è stata fatta un mese fa dal Comando carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze, che analizzando il web si sono resi conto di avere tra le mani un recupero di valore.

«Oltre ai controlli fisici (nelle mostre e nelle gallerie) eseguiamo un monitoraggio su internet delle opere d’arte: dai siti più noti e specializzati, come Catawiki, a quelli meno noti – spiega il capitano Claudio Mauti del Nucleo Tpc di Firenze – L’arte sul web è ovunque, perfino su Subito.it si possono trovare delle proposte».

Proprio sondando l’annuncio di un’asta online reclamizzata dal sito di un negozio di antiquariato della Bassa sono saltate fuori le due statue: parti di un monumento funebre dei fratelli Pietro e Lorenzo Morosini, situato all’interno della chiesa di San Clemente a Venezia, le due opere risalenti al XVII-XVIII secolo erano state trafugate nel 1992. Le sculture rubate erano sparite: da allora se ne erano perse le tracce.

La comparazione delle immagini pubblicate online con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, il database di riferimento in Italia gestito dal Nucleo di Roma, ha dato un riscontro positivo: le sculture erano quelle dei fratelli Morosini. Perciò l’indagine di iniziativa è proseguita; i militari si sono rivolti alla Procura di Reggio, ottenendo il mandato necessario per una perquisizione in loco.

Le sculture sono state trovate esposte nel negozio di antiquariato, in bella vista. La titolare dell’attività è risultata del tutto estranea ai fatti; ha spiegato di averle ricevute in conto vendita da un pensionato di 68 anni residente nella provincia di Mantova, il quale a sua volta le aveva avute in dono da una terza persona. Una lunga catena; del resto chissà quanti passaggi di mano hanno avuto, in tre decenni, le opere.

Per tutti e tre i carabinieri hanno accertato l’assenza di presupposti per l’incriminazione: non erano consapevoli né della provenienza illecita né del valore delle opere.

Queste ultime, tre giorni fa, sono state restituite al legittimo proprietario: la società cui fa capo un complesso alberghiero, comprensivo della chiesa di San Clemente, sull’omonima isola lagunare.

Nulla si è scoperto del rocambolesco furto. «Spesso riusciamo a identificare il responsabile, in questo caso purtroppo non è stato possibile – conclude il capitano – Ma la nostra missione, cioè far tornare a casa le opere, è stata raggiunta».

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