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Aemilia, in 88 davanti alla Cassazione

Fissato per il 21 aprile l’ultimo atto del maxi processo. In Appello 92 condanne (per 712 anni di carcere) e 28 assoluzioni


14 gennaio 2022 Tiziano Soresina


Tiziano Soresina

reggio emilia. Fra poco più di tre mesi verrà messa la parola “fine” sul troncone principale di Aemilia.

È stato infatti fissato per il prossimo 21 aprile a Roma l’ultimo atto del maxi procedimento, davanti alla seconda sezione penale della Cassazione. Da quanto “filtra” sono 88 gli imputati (dei 122 giudicati in Appello a Bologna) che affronteranno la Suprema Corte, a cui vanno aggiunte le numerose parti civili. I freddi “numeri” della sentenza di secondo grado – emessa il 17 dicembre 2020, le cui motivazioni sono state poi depositate a metà giugno 2021 – dicono che 28 dei 120 imputati sono stati assolti, il che significa che non tutte le condanne d’appello sono state impugnate in Cassazione.

Alla lettura della sentenza d’appello era balzata all’occhio la riduzione significativa degli anni di carcere: dai 1.223 del primo grado, si è passati ai 712 del secondo grado (per 92 imputati). Su questa profonda “limatura” hanno avuto un peso due fattori che, tutto sommato, l’accusa si attendeva: la messa in continuazione dei due riti (abbreviato ed ordinario) che già le richieste dei sostituti pg avevano annunciato nelle requisitorie, in seconda battuta l’incidenza della modifica della norma sull’aggravante mafiosa che ha giocato a favore di non pochi imputati. E in questo contesto si erano inserite le scarcerazioni sia di Pierino Vetere che di Francesco Lomonaco: caduta per loro l’accusa di essere stati affiliati della cosca da anni radicatasi nelle nostre terre. In Appello tra i condannati “eccellenti “ Michele Bolognino (chiesti 28 anni) è stato condannato a 21 anni e 3 mesi, mentre Gaetano Blasco si è visto applicare una pena di 22 anni e 11 mesi contro i 25 anni e 6 mesi chiesti dall’accusa. Sconti anche per Alfredo e Francesco Amato. Giuseppe Iaquinta – padre dell’ex calciatore Vincenzo Iaquinta (quest’ultimo condannato a 2 anni di reclusione, ma con pena sospesa, per la vicenda legata a due armi da fuoco che per i giudici furono date illegalmente al padre)– pur vedendosi ridurre la pena a 13 anni dai 19 comminati dai giudici di primo grado, ha visto confermata in Appello l’accusa di associazione mafiosa. Piccola sforbiciata di pena (10 mesi) per l’imprenditore edile modenese Augusto Bianchini (condannato a 9 anni) ritenuto dai giudici d’appello «consapevole che così agendo favorirà quel mondo imprenditoriale mafioso, di cui Bolognino è esponente». Con 2.985 pagine di motivazioni, la Corte d’appello di Bologna ha certificato nella sentenza come il radicamento ’ndranghetistico fra Reggio Emilia, Modena e il resto della regione esista e sia ben presente pur con alcune specificità. Un’organizzazione criminale imprenditoriale, che cercava di fare affari e acquisire potere. Ora tutto ciò sarà al vaglio della Cassazione.

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