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I risvolti dell’indagine legata a perseverance 

Dagli anziani truffati all’omicidio di Silipo: un fiume di denaro lega indagini diverse

Enrico Lorenzo Tidona
Dagli anziani truffati all’omicidio di Silipo: un fiume di denaro lega indagini diverse

La cartiera usata per l’autoriciclaggio della coppia modenese guidata dal suocero di Antonio Sestito di Dante Gomme

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. Gli imprenditori arricchitisi con le fatture false svelate dall’inchiesta Billions, il terribile omicidio a Cadelbosco Sopra del giovane Salvatore Silipo, piuttosto che la truffa ai danni di tre anziani fratelli modenesi spogliati dei loro averi da parte di una coppia senza precedenti penali. Sono tutti casi giudiziari diversi, con moventi lontani l’uno dall’altro, ma che sembrano legati da un filo rosso: i soldi riciclati. Soldi che scorrono in fiume vorticoso di denaro quantificato in decine di milioni di euro che confluiscono a Reggio Emilia, capitale della falsa fatturazione e del riciclaggio di profitti illeciti sottratti da criminali, imprenditori e prestanome a danni dell’erario tramite decine di società cartiere finite nel mirino di polizia, Guardia di finanza, carabinieri e anche della Dda di Bologna nel novero delle ultime clamorose inchieste esplose in questi anni da Aemilia in poi.

L’ultima prova è giunta nuovamente in questi giorni con un altro sequestro preventivo, quello da oltre 700mila euro ritenuti essere il profitto del reato di autoriciclaggio a carico di due coniugi modenesi di Soliera, Genoveffa Colucciello e il marito Alberto Alboresi, su richiesta della Procura di Reggio Emilia ed effettuato dalla Squadra Mobile di Reggio nell’ambito dell’operazione “Perseverance”.

In questo caso, si badi bene, ai due coniugi non è contestata alcuna contiguità con i clan né alcuna aggravante mafiosa. I due sono accusati di truffa e di autoriciclaggio, contestazione quest’ultima – smentita in premessa dal loro legale – che ha permesso alla Procura di Reggio di chiedere e ottenere il sequestro preventivo dei soldi che, secondo l’accusa, avrebbero cercato di occultare dopo la truffa e poi di monetizzare tramite appunto l’autoriciclaggio. Ad aiutarli nel lavaggio dei soldi sottratti agli anziani ci sarebbero proprio alcuni indagati e società cartiere già sondati nell’inchiesta Billions, con la quale fu intercettato in quel fiume di denaro che continua a scorrere illecitamente tramite società fittizie nel sottosuolo economico reggiano, abitato da una vasto numero di esponenti della criminalità sia comune che organizzata. Insieme ai due coniugi, infatti, sono indagate nella truffa agli anziani altre sei persone. Tra questi ci sono il 42enne Nicola Lombardo, già arrestato in Billions, e Giuseppe Lorenzano, già colpito in Billions dalla misura dell’obbligo di dimora. Lorenzano è incensurato e parente di Lombardo: 60 anni, nato a Cutro e residente a Salsomaggiore Terme, era amministratore della società La Commerciale srl, che ha sede in via Kennedy a Reggio. È considerato poco più di una testa di legno nella società utilizzata però anche dai coniugi modenesi per l’autoriciclaggio, sanzionato poi con il sequestro di case e terreni a Soliera e Bomporto. Ma è anche il suocero di Antonio Sestito, il meccanico di Cadelbosco Sopra al quale polizia e Guardia di Finanza avevano trovato guarda caso 91mila euro in contanti nascosti in casa proprio durante gli arresti del 2020 sempre per Billions.

Sestito, insieme a Lombardo, è considerato un membro stabile dell’organizzazione a delinquere che ha creato false fatture per oltre 80 milioni di euro. Sestito è poi figlio di Dante, imprenditore che il 23 ottobre scorso ha ucciso dentro la sua officina Dante Gomme di Cadelbosco con un colpo di pistola al collo Salvatore Silipo, l’ex garzone che secondo i parenti sarebbe stato giustiziato con una 44 Magnum per un ammanco, evidentemente di valore, che però non risulta denunciato alle forze dell’ordine. Un regolamento di conti finito nel sangue, sul quale si attende ancora l’esito giudiziario.

La vicenda dei due coniugi in questione diventa quindi un ulteriore segnale dell’esistenza di vere e proprie società che fungevano da “lavanderia” di soldi sporchi a chiunque ne chiedesse l’utilizzo, anche se non strettamente legati al mondo della criminalità. Per il lavoro “sporco” i due coniugi si erano rivolti a Salvatore Muto (classe ’85) - fratello di Luigi e Antonio, entrambi condannati nel processo Aemilia per associazione a delinquere di stampo mafioso - per causare lesioni gravi alla badante degli anziani che li voleva fermare. Per il riciclaggio hanno invece usato conti correnti e flussi di denaro ricostruiti nel dettaglio dalla Squadra mobile di Reggio che rivela la sottrazione del denaro agli anziani attraverso la creazione di conti correnti falsamente intestatati loro e a successivi bonifici alle società “cartiere” usati o gestiti da indagati di inchieste degenerate in reati non solo tributari.

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