Caritas, strutture stracolme «E con il Covid siamo sold out»
Il presidente Isacco Rinaldi: «Negli ultimi due anni si sono aggiunti molti anziani e cerchiamo di assistere a casa quelli che hanno paura di venire in mensa»
REGGIO EMILIA. La pandemia ha rivoluzionato la vita di tutti. E se ha pesantemente inciso sulla quotidianità di chi può normalmente godere di un appoggio familiare e di un lavoro, ha originato autentici drammi fra coloro che debbono farsi continuamente assistere. Fortunatamente, quanto meno nella realtà reggiana, operano delle organizzazioni che si dedicano espressamente all’aiuto e al supporto dei più deboli il cui numero è pesantemente cresciuto soprattutto nell’arco degli ultimi due anni.
Un esempio tangibile di questo prezioso supporto sociale è rappresentato dalla Caritas diocesana, la cui fondazione a livello nazionale risale al 1971 (lo scorso anno è stato infatti celebrato il cinquantennale) e che dal 1977 è attiva a Reggio Emilia. Il direttore è nominato dal vescovo della diocesi.
«Siamo articolati in tre locande poste in città – spiega il dirigente provinciale Isacco Rinaldi – che accolgono più di una quarantina di persone alle quali si aggiungono le 15 delegazioni parrocchiali cui fanno riferimento un’altra sessantina di ospiti. Recentemente si è unita anche una ventina di coloro che abitualmente sostavano nell’area delle ex Reggiane. Le strutture sono tutte stracolme e dopo l’arrivo del Covid siamo giunti al tutto esaurito». E non c’è solo da offrire un tetto per riparare tanti poveracci; occorre anche predisporre per tutti il cibo.
«Polo centrale di riferimento – precisa Rinaldi – è la mensa di via Adua. È lì, ad esempio, che vengono preparati tutti i pacchi di prodotti alimentari che recapitiamo alle delegazioni parrocchiali. La Caritas conta una quindicina di dipendenti e basa il suo operato soprattutto sull’apporto di centinaia di volontari che ogni giorno dedicano parte del loro tempo per starci al fianco. C’è chi viene quotidianamente in nostro aiuto e c’è chi può farlo a giorni alterni, quando riesce. Il fatto è che non si tratta solo di operare manualmente, ma anche di offrire un appoggio psicologico, essere capaci e disposti a tenere contatti con gli altri, con i poveri. Molte persone che tuteliamo soffrono di solitudine, si aprono solo se trovano chi è disposto ad ascoltarli».
Anche alla Caritas il Covid si è fatto sentire... «Naturalmente. Alcuni dei nostri collaboratori sono stati costretti a fermarsi per le pessime condizioni di salute. Nel contempo diverse abitazioni delle persone che assistiamo sono diventate difficili da raggiungere dovendo rigorosamente rispettare tutte le norme di tutele per non ammalarsi compresa la continua sanificazione degli alloggi. Grazie al cielo Reggio è una città generosa, disponibile ad aiutare chi si trova in difficili condizioni».
Anche se in questi due anni molte cose sono cambiate. «Negli ultimi due anni – conferma Rinaldi – si sono aggiunte numerose persone anziane. Tanti anche quelli che hanno deciso di non venire in mensa per paura del contagio e che quindi abbiamo cercato di assistere nelle loro case. Non si tratta solo di stranieri, ma anche reggiani. Il Covid ha messo allo scoperto nuove difficoltà. Ecco perché siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari capaci di spendersi a favore degli altri».
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