«Distretto ceramico, la produzione rischia di subire un colpo mortale»
L’Unione: «Una crisi lampo del settore avrebbe conseguenze sociali ed economiche non calcolabili»
SCANDIANO. La giunta dell’Unione Tresinaro Secchia, riunitasi ieri, ha espresso «massima preoccupazione per l’aumento dei costi energetici che sta minacciando le famiglie ed i servizi, ma che rischia di colpire mortalmente la produzione dell’intero distretto ceramico».
«Una ipotetica crisi lampo del settore, in cui si sono già verificate riduzioni e chiusure della produzione a fronte di ordinativi in aumento, avrebbe conseguenze sociali ed economiche non calcolabili», afferma la giunta dell’Unione Tresinaro-Secchia, che chiede «il pieno impegno del governo su questo tema, affinché i costi energetici della produzione ceramica siano ricondotti, anche attraverso un deciso intervento pubblico, a livelli che siano accettabili per la sopravvivenza del settore, consapevoli di quanto potrebbe invece essere il costo economico ed umano del naufragio di uno dei distretti industriali più importanti d’Italia e d’Europa».
«È necessario ritarare le priorità, tutelando la produzione ed il patrimonio industriale che è bene collettivo – conclude il documento della giunta dell’Unione –. Per pagare le bollette, anche in famiglia, serve prima di tutto avere lo stipendio per farlo».
A chiedere risposte immediate sul caro energia è anche la Cgil di Reggio Emilia. Gli annunciati aumenti di gas e acqua con cui ci stiamo misurando dal 1° gennaio stanno già pesando gravemente sui bilanci delle famiglie e sui risultati economici di alcuni settori importanti del nostro territorio come quello ceramico, che ha già conosciuto importati processi di riconversione produttiva negli ultimi anni. Il gas rincara del 41,8% e l’energia elettrica del 55%; tale impennata rischia di ripetersi anche nel secondo trimestre del 2022. A Reggio Emilia le famiglie esposte sono circa 10.000.
«La situazione è grave e desta molta preoccupazione – dichiara Cristian Sesena, segretario generale della Cgil di Reggio Emilia –. Non a caso fra le nostre rivendicazioni al governo, alla base dello sciopero generale dello scorso 18 dicembre, c’era quella di ripartire il bonus fiscale in maniera più equa, andando a proteggere i redditi più bassi, per i quali il far fronte all’impatto dei rincari potrebbe risultare problematico o addirittura impossibile. Quanto invece previsto in Legge di Bilancio sta risultando, come temevamo, largamente insufficiente».
Anni di campagne martellanti dei gestori per persuadere i cittadini a passare al libero mercato – afferma la Cgil – hanno poi fatto il resto, provocando una “tempesta perfetta”: molti utenti hanno abbandonato i contratti di maggior tutela, allettati da promesse di “prezzi bloccati” che poi si sono rivelate fasulle, e ora rientrarvi è un percorso ad ostacoli. «Esiste un tema di regole che non può più essere ignorato – continua Sesena –. I rincari di cui si parla in questi giorni sono figli anche di operazioni chiaramente speculative che poco hanno a che vedere con il calo delle forniture provenienti dalla Russia; non a caso si sono propagati anche su prodotti derivati da fonti rinnovabili». I rischi sono molteplici e riguardano anche le imprese, che potrebbero vedere allontanarsi le possibilità di una ripresa solida dopo la crisi determinata dalla pandemia.
«Bisogna che tutte le istituzioni preposte intervengano investendo risorse economiche per scongiurare fermi produttivi per le imprese maggiormente impattate e distacchi di utenze per i cittadini non in grado di pagare bollette dagli importi esorbitanti. Anche i gestori, a partire da quelli maggiori come Iren e Hera, debbono fare la loro parte, aumentando la possibilità di rateizzare gli importi ed evitando che le famiglie incapienti possano rimanere al freddo e al buio in pieno inverno. Con loro, assieme a Federconsumatori, è attiva una interlocuzione che speriamo porti a breve risultati concreti» conclude il segretario della Camera del Lavoro.
Camera del Lavoro e Federconsumatori vogliono far sì che «nessuno resti indietro» e assicurano la «massima assistenza a lavoratori, pensionati e disoccupati anche su questo fronte».
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