«Non vuol prostituirsi? La venderemo»
La frase-choc nelle intercettazioni sulla famiglia accusata di aver messo sulla strada nel 2016 la fidanzata del figlio
reggio emilia. Prosegue in tribunale un processo per tanti versi allucinante, perché per l’accusa una famiglia controllava e spingeva – con minacce e atti violenti – a prostituirsi una giovane che non era certo estranea al nucleo familiare, visto che era legata sentimentalmente al “regista” di questa storia che addirittura avrebbe tirato le fila dalla Romania.
Alla sbarra solo il fidanzato della ragazza, mentre gli altri imputati (cioè la sorella e la madre del 24enne, oltre al fidanzato sempre della sorella) hanno già definito la loro posizione giudiziaria con rito alternativo.
Per non rendere riconoscibile la giovane – che per la pm Piera Giannusa da fine marzo 2016 era finita forzatamente fra le braccia di diversi clienti – non daremo indicazioni precise dei protagonisti.
Dell’imputato non si sa più nulla, sarebbe scappato all’estero, comunque rappresentato in aula dall’avvocato parmigiano Carlo Padula.
Ieri è stato sentito un poliziotto che si è soffermato sulle intercettazioni, cioè il “cuore” di questa delicata inchiesta. Dalle frasi captate emergono trasferimenti di denaro in codice (affinché quei quattrini venissero ritirati) e su questo punto l’avvocato Padula ha chiesto in aula se erano stati acquisiti documenti che confermerebbero il ritiro dei soldi da parte dell’imputato, ricevendo però risposta negativa dal testimone.
Sempre dalle intercettazioni spunterebbero situazioni in cui la giovane veniva picchiata affinché andasse a prostituirsi in strada e un agghiacciante fissazione di prezzo: «Se non si prostituisce, la venderemo per 5mila euro».
E sul come prostituirsi, le direttive sarebbero passate dalla madre alla figlia che poi le imponeva alla giovane.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 24enne era addirittura legato sentimentalmente alla ragazza, ritenendola però di sua esclusiva proprietà, arrivando ad affidarla alla sorella «affinché producesse, con la propria attività prostitutiva – si legge nel capo d’imputazione – profitti a lui inviati, per il pagamento di un presunto ed imprecisato debito, mantenendo il controllo su di lei, minacciandola di morte e di venderla». Citate frasi come «Vedi quello che fai là, non farla deridere (la sorella, ndr) che ti ammazzo» oppure «Vengo in Italia e ti ammazzo!». Il 24enne, a quanto pare, era lontano da Reggio Emilia e avrebbe delegato alla sorella e al suo compagno il controllo della “fidanzata”, i contatti con i clienti, le tariffe, le modalità delle prestazioni sessuali, intascandone i profitti. E una mano l’avrebbe data anche la madre, ricevendo pure lei dei soldi derivanti dallo sfruttamento della prostituzione.
Alla giovane – che non si è costituita parte civile – erano stati sottratti i documenti (affinché non fuggisse).
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