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l’attentato del 2 agosto 

Strage, Bolognesi in aula «Si è cercato di bloccare anche questo processo»

Strage, Bolognesi in aula «Si è cercato di bloccare anche questo processo»

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REGGIO EMILIA. «Anche l’andamento di questo processo ha fatto comprendere che i personaggi dei servizi, come quelli che sono venuti qui a testimoniare, sono sempre “abbottonati”, perché ci sono segreti che ancora oggi non si possono dire. Anche questo processo si è cercato di bloccarlo, di non andare avanti, perché non si vuole arrivare alla completa verità». Testimoniando in Corte d’Assise a Bologna nel processo sulla strage del 2 agosto 1980 a carico di Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia, il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, ha ribadito la propria convinzione che esponenti dei servizi siano coinvolti nella strage e abbiano contribuito a depistare le indagini nel corso degli anni. Nella sua deposizione, ha ricostruito la storia dell’associazione, in particolare sui contributi che la stessa associazione e i suoi consulenti hanno fornito nel tempo alle indagini, ricordando che proprio grazie ad una memoria predisposta dall’associazione, in cui si parlava del cosiddetto “appunto Bologna” di Licio Gelli, è stato possibile far ripartire le indagini da cui è scaturito il processo in corso, che vede come principale imputato la Primula Nera reggiana, che si è sempre proclamato estraneo alla strage, ma che è accusato di essere il quinto uomo dell’attentato, colui che portò la bomba in stazione. Bolognesi ha sottolineato poi, ancora una volta, che non si può assolutamente sostenere che i Nar – i cui esponenti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini sono stati condannati in via definitiva come esecutori materiali della strage – fossero una formazione spontaneista. «Chi, nel 2022, parla ancora di spontaneismo armato in riferimento ai Nar non vuole arrivare alla verità», afferma Bolognesi, secondo cui dietro ai terroristi di estrema destra c’erano dei mandanti come Gelli e Umberto Ortolani, indagati dalla Procura Generale, ma non più processabili in quanto già deceduti. Dopo Bolognesi è il turno dei giornalisti Roberto Scardova e Antonella Beccaria, due degli autori del libro “Alto tradimento. La guerra segreta agli italiani da piazza Fontana alla strage della stazione di Bologna”, che si soffermano sulle ricerche che hanno svolto sulle stragi e sul periodo della strategia della tensione. Nel corso della sua testimonianza Scardova, ex giornalista Rai, si è commosso per un momento ricordando David Sassoli, recentemente scomparso, assieme al quale si era occupato della P2.

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