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«La scuola diffusa creata a Reggio ci aiuterà a uscire dalla pandemia»

Roberto Fontanili
«La scuola diffusa creata a Reggio ci aiuterà a uscire dalla pandemia»

Protocollo con il Miur per esportare il modello in tutta Italia «Oggi il difficile è far convivere lezioni in presenza e Dad»

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REGGIO EMILIA. Il modello di scuola diffusa, nato a Reggio Emilia come risposta all’emergenza Covid, è diventato un’esperienza e un progetto esportabile in altre realtà grazie al protocollo firmato tra il Comune e il ministero dell’Istruzione.

Un modello che in questa situazione di grande difficoltà vissuta dalla scuola offre un’alternativa più che mai necessaria. Gli ultimi dati testimoniano come da gennaio siano triplicate le classi di ogni ordine e grado in quarantena e come sia quadruplicato il numero degli studenti assenti o in Dad. Una situazione di forte disagio e preoccupazione per le famiglie, oltre che per il sistema scolastico in grande affanno.

Entrambi alle prese con una decina di decreti e provvedimenti ministeriali che in un mese hanno cambiato più volte le regole e comportamenti da tenere. «Un problema – ha commentato il sindaco Luca Vecchi – che va oltre i numeri e che sta nel dover far convivere situazioni totalmente diverse con molte classi con alunni in presenza e a casa. I dati del contagio ci dicono che siano stabili a partire da quelli sulle ospedalizzazioni e anche l’Ausl è di questo avviso».

L’unica speranza, condivisa anche dal dirigente dell’Ufficio scolastico reggiano, Paolo Bernardi, è proprio che «la curva dei contagi sia arrivata al picco per poi iniziare a scendere, con il sistema scolastico che sta procedendo regolarmente nonostante le grandi difficoltà e con la scuola che si è confermata non essere fonte di focolai». Per tornare presto ad una normalità. «Che però non sarà più quella di prima», hanno sottolineato ieri tutti i partecipanti alla presentazione del protocollo «che fa della scuola diffusa reggiana una proposta didattica e pedagogica nazionale».

Un progetto che da quanto ha dichiarato ieri il capo dipartimento del sistema educativo del ministero, Stefano Versari, in collegamento da Roma, «andrà oltre il Covid». Il Comune, ha sottolineato dal canto suo l’assessore Raffaella Curioni, «sta già programmando questo modello anche per l’anno scolastico 2022- 2023», mentre sempre Versari ha rimarcato «che il ministero dell’Istruzione pensa al modello di scuola diffusa come la risposta al calo demografico e alla conseguente probabile chiusura di plessi scolastici in particolare nelle aree interne del nostro Paese». In sostanza per il ministero la scuola diffusa che ha preso le mosse a Reggio nel 2020, quando, ha sottolineato il Sindaco, «da altre parti si pensava ai banchi con le rotelle», sarà un modello che si svilupperà «ben oltre la pandemia, uscendo dalla sua dimensione sperimentale, innovativa e con ripercussioni significative sulla didattica e sull’apprendimento».

Un’esperienza, ha poi aggiunto il professor Bernardi «che non poteva che nascere a Reggio e in Emilia-Romagna, quando la scuola rischiava di diventare distante e di non poter continuare ad esistere in presenza».

Venendo ai dati, ricorda la Curioni, «nell’anno scolastico 2020-2021 il Comune ha attivato la scuola diffusa in 11 istituti comprensivi su 12 presenti in città e in 49 classi, con la partecipazione di circa 1.150 alunni, mentre l’anno scorso sono stati inseriti nel progetto 10 istituti comprensivi su 12 e 37 classi per circa 925 alunni». Le ragioni del protocollo firmato tra Comune e ministero stanno, a detta del capo dipartimento, «nel fatto che le modalità realizzate a Reggio Emilia rappresentano un’esperienza interessante e riproducibile anche nella fase di uscita dall’emergenza, in particolare alle aree del Paese più marginali da un punto di vista geografico, per mantenere sul territorio un presidio formativo. L’innovatività del progetto, insieme alla disponibilità del Comune a condividere le proprie competenze in ambito educativo per accompagnare altre scuole nella medesima esperienza, rappresentano le due ragioni fondamentali alla base della sottoscrizione di questo protocollo».

Il Comune infatti, garantisce, se richiesta, la collaborazione di esperti e operatori per presentare e accompagnare con un’azione di tutoraggio la realizzazione del progetto in altre realtà. Da ultimo il sindaco Vecchi e l’assessore Curioni, oltre a ringraziare il ministro Patrizio Bianchi, hanno sottolineato che «c’è molto di Reggio nel modello scuola diffusa. Ci sono la vitalità e la creatività di una città che dell’educazione fa il proprio vanto» e rimarcato che «senza una rete e quella collaborazione che ha unito in questi ultimi due anni Comune, Ufficio scolastico provinciale e tutto il mondo della scuola questo modello non sarebbe nato».

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