I funerali di Fantuzzi in forma privata «Spero che Reggio lo possa ricordare»
L’ultimo addio all’imprenditore è avvenuto con i famigliari Bellentani: «Salvò le Reggiane quando stavano per fallire»
REGGIO EMILIA. È ampio il cordoglio manifestato a Reggio Emilia per la morte dell’imprenditore Luciano Fantuzzi. L’ex patron delle Officine Reggiane è morto all’età di 86 anni dopo aver lasciato un segno indelebile nella storia dell’industria italiana con la sua avventura imprenditoriale segnata da grandi battaglie ma anche da grandi delusioni, come l’ultimo capitolo della crisi proprio delle Reggiane, la cui proprietà era detenuta nella Fantuzzi Immobiliare, società finita poi liquidazione.
Il funerale dell’imprenditore è avvenuto in forma strettamente privata, seguito da messaggi di cordoglio inviati dagli imprenditori di Unindustria Reggio Emilia e del Rotary Club di Reggio.
«La parola che mi viene da dire, pensando al primo incontro avuto con Luciano Fantuzzi, è empatia – scrive poi in un lungo ricordo Cesare Bellentani, autore nel 2006 della biografia dell’imprenditore scomparso tre giorni fa – Questa è nata immediatamente fra di noi, per trasformarsi rapidamente in una vera e propria amicizia. È stato il Rotary a farci conoscere, e la nostra amicizia è andata ben oltre gli incontri rotariani. Credo che l’aspetto fondamentale che mi ha colpito sia stato ciò che io avevo visto nell’uomo, come instancabile artefice, ancora prima che nell’imprenditore. Vedevo in lui la persona che aveva sempre lottato alla ricerca di nuove sfide e di nuovi traguardi, cosa che ha continuato a fare instancabilmente fino in fondo: questo ha destato la mia immediata ammirazione: non la sua posizione sociale, sicuramente significativa ma transitoria come tutte le vicende umane».
Un «uomo del fare», che aveva messo in piedi un impero. «Mi raccontava la sua vita che, accanto a grandissimi successi, alla conoscenza di uomini famosi (basti pensare che in Georgia fu ospite a casa di Eduard Shevardnadze, l’ultimo Ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica), ha visto anche enormi dolori – ricorda Bellentani – prima fra tutto il vedere morire una figlia di quattro anni travolta da un camion, e, qualche anno dopo, vedere morire la propria moglie improvvisamente davanti alla televisione all’età di 47 anni. Un altro aspetto che ho sempre ammirato in lui era quello di guardare gli altri esseri umani al suo stesso piano. Poteva parlare con Gianni Agnelli, come quando strinse un contratto per la Fiat per la costruzione dei carrelli, o con il più umile dei suoi manovali, ma il suo atteggiamento era sempre lo stesso: non guardava mai l’altra persona dall’alto al basso o viceversa, ma solo ed esclusivamente a un livello di parità, da essere umano a essere umano. E questo non posso dimenticarlo».
La sua popolarità è però crollata quando anche la fortuna imprenditoriale non gli era più favorevole. Un’involuzione che lo aveva ferito ma che non era valsa la resa, lasciandogli come unico rammarico il non essere riuscito i risollevare la Reggiane con le sue forze. «Voglio anche portare un pensiero a Gemma, la donna che ha avuto accanto negli ultimi vent’anni, fino al suo ultimo minuto – dice ancora Bellentani nel lungo ricordo – Una donna che lo ha sempre accompagnato con un grandissimo amore, facendogli seguire una dieta rigorosa per mantenerlo in salute, e facendo in modo che non gli mancasse nulla, fino in fondo. Ci eravamo sentiti solo tre o quattro giorni prima, e mi aveva raccontato che ogni giorno era regalato. Credo che Luciano e Gemma siano stati una coppia meravigliosa, e che averla incontrata sia stata una grande fortuna per lui: di questo, come amico, sono felice. Come sempre il momento di quella che per me non è morte, ma che preferisco chiamare trasformazione, è per chi rimane occasione di grandi riflessioni. La vita di questa persona vulcanica, che ha creato e salvato posti di lavoro (basti pensare alle Reggiane, che al momento della sua acquisizione stavano per fallire), non è sicuramente trascorsa invano. Credo che lascerà alla sua città, Reggio Emilia, un ricordo meraviglioso e spero che questa città possa ricordarsi di lui come merita».
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