Gazzetta di Reggio

Reggio

Mariarita Bortolani (Cisl) 

«Il personale della scuola va compreso e ascoltato»

Il sindacato lancia l’allarme e parla della realtà che supera la fantasia: «Rivendichiamo il nostro diritto  di vivere dignitosamente» 

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REGGIO EMILIA. «Siamo al secondo anno di emergenza sanitaria, del Paese e del pianeta. Tra i tanti settori in sofferenza di sicuro c’è la scuola. Da più parti giungono ringraziamenti al personale della scuola, finalmente si sente parlare di centralità della scuola. I ringraziamenti fanno piacere, ma si sa quello che sta accadendo a scuola, oggi?». A dirlo è Mariarita Bortolani della Cisl Scuola Emilia Centrale

«La realtà – continua Bortolani – supera la fantasia. Ogni giorno. La scuola, e chi la vive lo sa bene, è in continuo affanno, tra emergenze, protocolli e regole che cambiano costantemente, richieste, quarantene e positività, personale assente, sospeso. Gli insegnanti continuano a svolgere la propria professione tra reperibilità continua, connessione h 24, mail, circolari, gruppi whatsapp che si moltiplicano con alunni in presenza, alunni un po’ in presenza e un po’ a distanza, classi in dad; docenti, dirigenti, personale Ata, educatori, contagiati; famiglie preoccupate, che hanno paura a mandare a scuola i figli, alunni esonerati dall’utilizzo della mascherina, Ffp2 necessarie e migliaia di mascherine inutilizzate, parlare con la mascherina, finestre aperte, insegnanti con figli in dad che sono in forte difficoltà per accudire i minori». E si fatica, questo un altro problema sottolineato da Bortolani, si fatica a trovare i supplenti. «Impegno – continua – stanchezza, “acrobazie” organizzative all’ordine del giorno, per far fronte alle emergenze quotidiane, situazioni che, alla lunga, possono determinare disaffezione, disagio, burnout. Dobbiamo riprenderci il tempo necessario di attenzione e di cura, dei bambini e dei ragazzi, ma anche del personale. Dobbiamo a partire da noi stessi avere la consapevolezza dell’impegno sommerso, non conosciuto, riconosciuto o valorizzato, dobbiamo rispettare obblighi e doveri, ma anche rivendicare il nostro diritto di stare bene, di vivere dignitosamente e non sopravvivere, di conservare un po’ di speranza e ottimismo e di riuscire a tramettere serenità e fiducia anche ai ragazzi».

Qualche soluzione? «Ridurre la burocrazia, ad esempio, i tanti adempimenti che hanno ripercussioni, per gli insegnanti, nel lavoro d’aula, che, lo ricordiamo, non si riduce ad appello, lezione, interrogazione/verifica; rivendicare il diritto alla disconnessione, alleggerire gli impegni, che “affannano” dirigenti, segreterie che ormai si occupano di tutto, personale educativo, tecnico, Ata. Non siamo vittime né eroi – conclude – ma professionisti che hanno una grande responsabilità, che condiziona e caratterizza il futuro di un Paese. Nella scuola, oltre i dati, i fondi, gli stanziamenti, ci sono persone che meritano di essere ringraziate ma anche comprese, supportate, ascoltate».

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