«Le dimissioni di Gulminelli ennesimo guaio per l’Unione»
Critiche dai gruppi d’opposizione: «Doveva riorganizzare il Corpo di polizia locale dopo gli scandali e con l’organico sottodimensionato. I sindaci ne prendano atto»
MONTECCHIO. La notizia delle dimissioni del comandante della polizia locale dell’Unione, Stefano Gulminelli, induce i gruppi di opposizione a evidenziare come la novità costituisca l’ennesimo problema per il Corpo degli agenti della Val d’Enza.
«È stata una decisione difficile e sofferta quella di lasciare il corpo dell’Unione – ha dichiarato Gulminelli –. Una decisione che, però, ho dovuto prendere per motivi famigliari gravi, sopraggiunti negli ultimi mesi e che non mi permettevano di continuare a restare in Val d’Enza».
Gulminelli è quindi rientrato nella sua Ravenna, dove nei prossimi giorni ritornerà a prestare servizio nella polizia locale dove ha lavorato in precedenza per circa vent’anni. Per l’Unione questo addio è un’altra tegola. A Gulminelli spettava il compito di riorganizzare e rilanciare il Corpo della polizia locale della Val d’Enza dopo lo scandalo dell’inchiesta della magistratura che ne aveva “decapitato” i vertici, tutt’ora a processo: Tito Fabbiani, ex vicecomandante; l’agente Annalisa Pallai (compagna di Fabbiani) e l’ex comandante Cristina Caggiati. Al processo, si sono costituiti parte civile gli otto sindaci dell’Unione Val d’Enza e anche cinque agenti del Corpo della polizia locale. Inoltre, l’Unione Val d’Enza in questi anni è stata scossa anche dall’inchiesta che ha toccato i servizi sociali, “Angeli e Demoni”.
Ieri la lista d’opposizione “Alternativa civica per Sant’Ilario e Calerno” ha commentato così la notizia delle dimissioni di Gulminelli: «Il comandante della polizia locale, dopo neanche due anni di incarico, rassegna le dimissioni, atto definitivo che conferma la necessità di riportare i vigili in capo ai Comuni. Un Corpo sconquassato da inchieste giudiziarie, sottodimensionato, incapace di essere vicino ai cittadini; quanto tempo deve passare perché i sindaci dell’Unione ne prendano atto e agiscano di conseguenza?».
Per “Bibbiano bene comune”, ora il Corpo di polizia locale deve correre ai ripari: «Anche il nuovo comandante della polizia locale dell’Unione Val d’Enza, quello arruolato per riorganizzare il servizio, se ne va (ovviamente per motivi personali). Dopo gli scandali e i rinvii a giudizio di chi l’ha preceduto, arriva questa nuova defaillance, che si aggiunge al problema dell’organico dimezzato rispetto alle esigenze del territorio. Bisogna proprio dire che l’Unione è davvero governata bene dai sindaci Pd della Val d’Enza. Ma va tutto bene così, ci mancherebbe».
Di recente Alberto Iotti, capogruppo di “Alternativa civica”, ha ricordato un’altra vicenda: quella dei due agenti della polizia locale Val d’Enza indagati dalla magistratura. «Nei giorni scorsi è apparsa una notizia che riferiva di una vicenda processuale che vedeva inquisito un cittadino della Val d’Enza da parte di agenti della polizia locale. Nel corso del procedimento, il denunciato è stato completamente scagionato e i due agenti sono stati rinviati a giudizio per calunnia, con l’aggravante di abuso di potere e abuso d’ufficio. Per questa ragione ho presentato una interrogazione al presidente dell’Unione dei Comuni allo scopo in primis di conoscere i precisi contorni di questa vicenda, e poi per sapere quali sono gli intendimenti degli amministratori su questo fatto, i cui capi d’imputazione, ritengo, siano gravi. La polizia locale è un Corpo che è stato messo profondamente in crisi dopo le inchieste giudiziarie degli anni scorsi; vicende non ancora concluse e che hanno decapitato la catena di comando. Quest’ultimo avvenimento giudiziario riporta in luce tutte le criticità della gestione della funzione che i Comuni hanno trasferito in Unione, trasformando di fatto la polizia locale in un corpo separato dal controllo dei Comuni. Nei documenti presentati dal presidente Luca Ronzoni in merito alla riorganizzazione del Corpo di polizia locale, oltre a confermare l’organico ridotto di oltre il 50%, (siamo passati da 33 agenti sul territorio a 25,5 dal 2016 a oggi) si focalizza come prioritario l’obiettivo di recupero di immagine della polizia locale e di ricostruire il rapporto di lealtà e fiducia con il territorio dopo le note vicende giudiziarie – ha aggiunto Iotti –. Credo si vada nella direzione opposta e contraria a quella indicata, e non si riesce a capire come si giustifichi questo atteggiamento da parte del presidente e della giunta».
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