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Novellara, lo zio di Saman respinge tutte le accuse: «Non l’ho uccisa, mi hanno incastrato»

Jacopo Della Porta
Novellara, lo zio di Saman respinge tutte le accuse: «Non l’ho uccisa, mi hanno incastrato»

Hasnain ha parlato per due ore: «Se mi condannano, mio fratello eredita un terreno. Le foto con le pale? Andavo nell’orto»

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NOVELLARA. Per oltre due ore ha risposto alle domande negando di aver ucciso la nipote Saman, verso la quale a suo dire avrebbe provato affetto, e sostenendo di essere stato incastrato per motivi economici. Danish Hasnain, lo zio della ragazza di 18 anni scomparsa dal 30 aprile da Novellara, rigetta le accuse.

Ieri il pakistano 34enne, che giovedì è stato estradato in Italia dalla Francia, è comparso, in videocollegamento dal carcere reggiano di via Settembrini, di fronte al gip Luca Ramponi e al pm Laura Galli, per l’interrogatorio di garanzia.

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L’udienza è iniziata alle 14.30 e si è conclusa alle 16.45. «Ha parlato per due ore rispondendo, con estrema pacatezza e pertinenza, ad ogni domanda. Rigetta ogni accusa e chiede aiuto al pubblico ministero – ha commentato l’avvocata Lalla Gherpelli, che assiste l’uomo –. Tiene molto a proclamare la propria innocenza, anche attraverso i media, e ventila la possibilità che il nipote abbia fatto le accuse a suo carico condizionato e spaventato dal padre Shabbar, anche in considerazione di un potenziale vantaggio economico».

Danish e il padre di Saman sarebbero comproprietari di un terreno in Pakistan «e se lui venisse condannato il bene andrebbe tutto a Shabbar». Da qui la richiesta di aiuto alla procura, affinché faccia luce sulla questione del terreno. «Non ha accusato nessuno – precisa la legale –. Ma ha fatto capire che ci sono angoli nei quali andare guardare».

L’uomo ha riferito di aver visto Saman la sera prima della sua scomparsa, e ha detto di ritenere che si sia allontanata volontariamente, così come gli avrebbero raccontato il padre e il nipote.

A mettere nei guai l’indagato non ci sono solo le dichiarazioni del nipote (che secondo Danish Hasnain, però, sarebbe stato imbeccato per le ragioni appena spiegate). In mano agli inquirenti ci sono anche le immagini del sistema di videosorveglianza dell’azienda di Novellara doveva lavoravano gli Abbas, che mostrano Hasnain e due cugini della ragazza, Nomanulhaq Nomanulhaq e Ikram Ijaz, con pale, un piede di porco e un sacco il giorno prima della sparizione. «Stavamo andando a fare dei lavori nell’orto», è stata la spiegazione fornita ieri agli inquirenti.

Ma se davvero l’uomo non ha fatto nulla di male, perché la precipitosa fuga da Novellara dopo la scomparsa della ragazza? Hasnain ha detto di aver avuto paura. «A un certo punto gli è arrivata la notizia che stava correndo un pericolo perché c’era qualcosa di non chiaro», dice l’avvocata. Dunque avrebbe deciso di stare lontano dall’Italia fino a quando non si fosse fatta chiarezza. I carabinieri, però, lo hanno anticipato, nella convinzione che sia proprio lui a poter spiegare molte cose.

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